SICILIA – Il presidente della commissione Attività Produttive dell’Assemblea regionale siciliana, Gaspare Vitrano, ha lanciato l’allarme su possibili effetti negativi nelle aree di crisi industriale complessa della Sicilia. A causa della cancellazione del sussidio di mobilità in deroga dalla legge di bilancio nazionale per il 2026, oltre 160 lavoratori tra Termini Imerese e Gela potrebbero restare privi di qualsiasi sostegno al reddito.
Una scelta “socialmente insostenibile” secondo Vitrano che – stando ai dati attualmente disponibili – potrebbe lasciare a bocca asciutta 107 precettori nell’area di crisi di Termini Imerese e 55 lavoratori a Gela.
L’allarme di Vitrano sullo stop della mobilità in deroga
Si tratta di territori che da anni affrontano una crisi strutturale del tessuto produttivo, aggravata dalla difficoltà di attrarre nuovi investimenti e dall’assenza di reali percorsi di reindustrializzazione.
La mancata proroga della mobilità in deroga “rischia così di far venir meno l’unico argine rimasto per famiglie già segnate da lunghi periodi di inattività forzata“. Per Vitrano, tuttavia, la questione va ben oltre i numeri: “Parliamo di persone con alle spalle storie industriali complesse, bloccate in un limbo che dura da anni, con percorsi di ricollocazione che, nei fatti, non si sono mai concretizzati”.
La crisi industriale a Termini Imerese e Gela: bisogna trovare una soluzione
La preoccupazione principale riguarda l’impatto sociale immediato: assenza di reddito, aumento del disagio economico e ulteriore impoverimento dei territori. A Termini Imerese e Gela, dove la crisi industriale si trascina da oltre un decennio, il venir meno del sostegno per 162 percettori della mobilità in deroga rischia di accentuare una situazione già fragile.
“Non si può parlare di politiche attive del lavoro senza garantire, nel frattempo, strumenti di tutela minima“, adderma Vitrano. Da qui la richiesta di un intervento immediato del governo nazionale, con l’apertura di un tavolo istituzionale che coinvolga Regione, ministeri competenti e rappresentanze sindacali.
L’obiettivo “è individuare una soluzione normativa che consenta di ripristinare la mobilità in deroga nelle aree di crisi industriale complessa, dove l’emergenza occupazionale resta ancora evidente”. La vicenda riaccende così il dibattito sul ruolo dello Stato nei confronti dei territori più colpiti dalle crisi industriali e sulla necessità di affiancare alle politiche attive del lavoro adeguate misure di protezione sociale.



