PALERMO – 40 anni dal Maxiprocesso di Palermo contro Cosa Nostra, il più grande procedimento penale giudiziario della storia, iniziato nell’Aula Bunker del carcere Ucciardone, esattamente alle 09:45 della mattina del 10 febbraio 1986, e conclusosi quasi due anni dopo, nel tardo pomeriggio del 16 dicembre 1987, alle 19:35.
40 anni dal Maxiprocesso di Palermo contro Cosa Nostra
La sentenza finale della Corte di Cassazione, arrivò molto tempo dopo, ovvero il 30 gennaio 1992. Nei mesi successivi accaddero due delle stragi (Capaci e via D’Amelio), che segnarono non solo la Sicilia, ma l’Italia intera.
In totale 475 imputati, con diverse accuse a loro carico, tra cui quella di associazione a delinquere di stampo mafioso. Questo grande e storico processo viene ricordato e definito da sempre come un vero e proprio spartiacque, che segna il momento in cui lo Stato Italiano ha preso una posizione categorica, reagendo in maniera concreta verso la mafia siciliana.
Le indagini del Pool Antimafia
Prima di arrivare a questo punto però, bisogna ricordare cos’ha portato a quello che potremmo considerare come un primo e reale “risultato”. L’udienza è scaturita dal capillare lavoro d’indagine svolto dal Pool Antimafia, ideato dal magistrato Rocco Chinnici e formato da un gruppo di magistrati, come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta.
A seguito di un’ampia e meticolosa attività info-investigativa, è stato possibile raggiungere un quadro ben definito e una visione completa del fenomeno di Cosa Nostra. I membri infatti, per la prima volta, furono condannati per appartenere ad un’organizzazione criminale mafiosa unitaria e di tipo verticistico.
Il ruolo dei pentiti all’interno del Maxiprocesso di Palermo
Ad essere di fondamentale importanza nell’istituzione del processo, è stata anche la collaborazione di alcuni pentiti, come Tommaso Buscetta. Furono 21 precisamente, che con il loro ruolo in parte determinante, fornirono informazioni decisive nelle indagini, in modo da poter mettere in piedi il più importante processo antimafia della storia.
Questo infatti, è stato un grande punto di forza nel corso dell’intero iter giudiziario, che ha permesso di svelare l’enorme sistema criminale dominante in Sicilia, fino a quel momento rimasto nell’ombra. Le loro dichiarazioni inoltre, consentirono alle istituzioni di guardare l’intera organizzazione di Cosa Nostra da una prospettiva del tutto diversa e innovativa.
Il Clan dei Corleonesi e la seconda guerra di mafia
Negli anni precedenti al Maxiprocesso di Palermo, nel corso della cosiddetta seconda guerra di mafia, vennero uccisi dal Clan dei Corleonesi parecchi elementi delle storiche famiglie mafiose. Oltre agli omicidi tra cosche però, persero la vita nello stesso periodo storico, diversi personaggi di punta, tra cui coloro che avevano lottato contro la mafia, per arginare e reprimere il fenomeno.
Tra questi ricordiamo Boris Giuliano, Cesare Terranova, Pio La Torre, Piersanti Mattarella e Carlo Alberto dalla Chiesa. In seguito, ciascuno dei pentiti, collaborò in maniera attiva nel corretto svolgimento delle indagini, contribuendo nel fornire notizie dettagliate dall’interno.
Infatti, sebbene il lavoro del Pool Antimafia fosse estremamente preciso, certe dinamiche si possono conoscere solo dal di dentro. Era una fase complicata, che negli anni del Maxiprocesso, ma anche in quelli che lo anticipavano, hanno visto una Palermo divisa a metà.
C’erano due “schieramenti”, da una parte i sostenitori del procedimento penale giudiziario a carico delle famiglie mafiose, dall’altra gli ostili, coloro che criticavano l’udienza, credendo fosse impossibile processare un’intera organizzazione, pensando che ciò avrebbe arrecato solo un enorme e rilevante danno all’immagine della città.
L’Aula Bunker dell’Ucciardone
L’Aula Bunker, costruita in via Enrico Albanese, all’interno del complesso del carcere Ucciardone, permetteva uno spostamento agevole e sicuro dei detenuti. Il luogo infatti, fu dotato di sofisticati sistemi di sicurezza, porte blindate e vetri antiproiettile per evitare il possibile rischio di attentati e fughe. Il soffitto invece era “inespugnabile”, costruito in modo che potesse resistere ad eventuali attacchi aerei.
Il progetto di Realtà Virtuale al MuST23 di Capaci
Diverse le iniziative previste per oggi e realizzate in occasione del 40esimo anniversario del Maxiprocesso di Palermo. Tra queste, il Museo Stazione 23 Maggio di Capaci (MuST23), ha presentato un nuovo progetto realizzato da Addiopizzo Travel, dedicato alla memoria del processo antimafia passato alla storia, ripercorrendone varie tappe.
Il tutto si basa sulla realtà virtuale, che ha lo scopo di valorizzare, oltre che rendere accessibile, un patrimonio storico e culturale di grande calibro. La struttura è finalizzata al raggiungimento di due obiettivi principali, ovvero ricostruire fedelmente l’Aula Bunker per centinaia di visitatori, e digitalizzare una selezione di atti processuali originali forniti dal Tribunale di Palermo, garantendone, tramite l’Intelligenza Artificiale, la consultazione e ricerca avanzata dei contenuti.
Alcune dichiarazioni
“Sono passati 40 anni da quel 10 febbraio 1986, il giorno in cui iniziò la prima storica udienza del Maxiprocesso contro Cosa Nostra. Un evento che ha cambiato per sempre la storia d’Italia e la lotta alla mafia“.
“Oggi, quella memoria non resta chiusa nei libri di storia o negli archivi polverosi. Grazie al progetto del MuST23 – Museo Stazione 23 Maggio di Capaci e all’impegno della cooperativa Addiopizzo Travel, la testimonianza civile diventa un’esperienza viva, digitale e alla portata di tutti“.
“Hai mai desiderato varcare la soglia dell’Aula Bunker di Palermo? È un luogo simbolo, solitamente inaccessibile, dove il potere mafioso subì una sconfitta storica. Grazie ai fondi del PNRR, abbiamo sviluppato un’applicazione di Realtà Virtuale (VR) che ricostruisce fedelmente quegli spazi. Indossando il visore al MuST23, sarà possibile esplorare l’aula a 360 gradi, ripercorrere i momenti salienti del dibattimento, e rivivere il clima di tensione di quelle giornate“.
Il commento di Francesca Vannini, Presidente di Addiopizzo Travel
“Non vogliamo solo far leggere del Maxiprocesso, vogliamo che i giovani – afferma Francesca Vannini, Presidente di Addiopizzo Travel – ne sentano il peso e l’emozione. La tecnologia è il ponte che permette a chi non c’era di guardare la storia negli occhi“.
“La memoria ha bisogno di basi solide e non c’è base più solida degli atti processuali. In collaborazione con il Tribunale, abbiamo digitalizzato migliaia di documenti originali. Non si tratta di semplici scansioni, perché grazie all’Intelligenza Artificiale, oggi queste carte diventano interattive. Cliccando sul sito ufficiale è possibile consultare gratuitamente oltre 16mila pagine (84 documenti chiave), a partire dalle ore 10 di questa mattina, 10 febbraio 2026“.
Le parole do Dario Riccobono, Direttore di MuST23
“Abbiamo liberato la memoria – racconta Dario Riccobono, Direttore di MuST23 – dalla polvere degli archivi. Attraverso l’AI, ogni cittadino può interrogare la storia e cercare la verità tra le righe. Questo immenso patrimonio di giustizia non è un capitolo chiuso, ma una bussola per il nostro presente“.
“Inoltre, il percorso del museo si arricchisce anche di un contenuto esclusivo, cioè un documentario speciale prodotto dalla TGR Sicilia, in collaborazione con la Sede regionale RAI di Palermo, che entra a far parte dell’esposizione permanente“.
“Il MuST23, nato all’interno della stazione ferroviaria di Capaci, si conferma così un polo culturale all’avanguardia. Dopo aver lanciato nel 2024 la ricostruzione virtuale della strage di Capaci, continuiamo a usare i linguaggi digitali per rendere la lotta alla mafia un messaggio attuale, dinamico e partecipato“.
Il docufiction “Maxi – Il grande processo alla mafia“
Ieri sera inoltre, è andata in onda su Rai Storia alle 21:15 la prima puntata del docufiction “Maxi – Il grande processo alla mafia“. La trama dell’episodio, dal titolo “L’astronave verde“, comincia dal 10 febbraio 1986, giorno d’inizio del Maxiprocesso di Palermo a Cosa Nostra. Per la prima volta più di 400 mafiosi sono chiamati a rispondere di decine di reati, in un’aula giudiziaria di enormi dimensioni costruita proprio per l’occasione.
Seguiranno altre cinque puntate, per un totale di sei, che raccontano la lunga storia del Maxiprocesso di Palermo, durato 638 giorni, che ha portato ad un giro di condanne senza precedenti per 346 imputati, con 19 ergastoli e 2665 anni di carcere complessivi.
All’interno della narrazione, sono incluse testimonianze dirette e documenti audiovisivi, alternando scene della fiction a riprese reali dell’udienza in aula, e relative registrazioni delle numerose ore di processo. È possibile rivedere tutti gli episodi sul sito ufficiale di Rai Play.



