Grande successo della compagnia “Teatro per passione” con “U cuntrattu” di Piero Iuvara

Grande successo della compagnia “Teatro per passione” con “U cuntrattu” di Piero Iuvara

CATANIARisate, divertimento e generosi applausi durante e a fine commedia: ma chi conosceva bene Piero Iuvara da “U Cuntrattu” non poteva aspettarsi altro che una pièce ben dosata, il tutto in una miscellanea tra “basso” politichese, eredità milionarie da capogiro, ambiguità dei ruoli sessuali, che sia il cameriere o la figlia con il fidanzato/a(?) poco importa; questo, come se non bastasse, immerso in un intreccio narrativo dove diventa immancabile l’imprinting delle problematiche sociali a cui Piero amava fare sempre un riferimento, fosse anche un “richiamo” alle comunità terapeutiche.

Nessuna retorica nel dire che è alla fine, per lui, è sempre l’amore l’unica forza che riesce a riportare ordine e serenità nella vita, così come sul palco anche nella realtà: intenso, libero, senza filtri. Poco a poco, ogni cosa torna al suo posto: i personaggi si ritrovano, rientrano nella loro naturale collocazione e finalmente riconoscono i desideri che li hanno sempre guidati.

Dieci tra attrici e attori a calcare le scene, dove ognuno merita davvero una citazione per l’impegno messo in una commedia, repetita iuvant, alla Iuvara…

Così, in ordine di apparizione, esordisce Alessandro Mazza in un indisponente Lino, ma che si è posto sempre con “eleganza” rispettando i canoni di un ruolo non semplice, come il “leggiadro” cameriere sia nella voce, sia nelle movenze. Bravo, uso del piumino compreso! A seguire Roberto Cosentino nell’antipatico rag. Paternò in uno stereotipato ruolo del politico ideologizzato con tanti “santini” da distribuire, questo grazie a un attore come Roberto che cresce a vista d’occhio a ogni commedia.

L’immancabile prete stavolta si chiama Don Luigi, che Stefano Nicotra ha fatto suo in uno dei più classici ruoli ricordando, inutile nascondersi, quelle famose liti tra Don Peppone e Camillo. Il vocione di Antonio Sangari è un marchio di fabbrica, stavolta più che utile per il ruolo di Don Luigi Schiavone, l’altro, ancora più antipatico, politico di corrente opposta, e Antonio lo fa con movenze e ritmo dialogico tenendo bene la scena. Mentre l’accento americano anticipa, diventando un buon biglietto da visita, l’ingresso di Mary Fichera che nei panni dell’avvocatessa ha creduto fin da subito, immettendo e trasmettendo simpatia pur nell’algido personaggio.

Poi, a spezzare ancor più i già articolati schemi, arriva un doppio “Tsunami” a invadere la scena con l’ingresso di Bonny prima & Clyde a seguire, due personaggi con Marzia Fiume e Graziella Sangiorgio che, nel loro supportarsi a vicenda, hanno fatto a gara nel superarsi per innescare un “ordinato” caos vocale prima, gesticolare dopo e…mentale alla fine. Coppia perfetta. Ci voleva, nell’economia della trama, l’aplomb dello psicologo Angelo che si sposa benissimo con la calma recitativa di Davide D’Amico, stavolta messo alla prova per risolvere la questione delle due pazze scatenate: riuscendoci.

Avevamo detto citazioni in ordine di apparizione, e non è un errore perché il Cav. Serafino e Teresa, anche se in scena presenti fin da subito, meritano la chiusura dell’articolo; il primo ha visto un Franco Torrisi impegnato, oltre nella regia, nel dettare tempi, ritmo e battute, il tutto con esperienza, reggendo due ore di spettacolo senza soffrirne più di tanto. Mentre, per il secondo personaggio interpretato da Maira Iuvara (sorella di Piero), descriverne la performance è davvero ridondante perché, brava già di suo, ha messo quell’inevitabile quid in più chiamato cuore, nel ricordo dell’amato fratello.

Ci si rivede il 26 aprile prossimo per l’ultima commedia “Occhio non vede” di Aldo Lo Castro, a chiusura di una stagione che sta consegnando alla compagnia “Teatro Per Passione” l’ennesima soddisfazione.