PALERMO – La movida palermitana finisce sotto pressione. A lanciare l’allarme è Doriana Ribaudo, presidente provinciale di Fiepet Confesercenti Palermo, che denuncia un meccanismo ormai consolidato ai danni di discoteche e locali di pubblico spettacolo.
“Quasi ogni fine settimana – afferma – gruppi di ragazzi pretendono di entrare anche a capienza massima raggiunta, oppure di entrare gratuitamente o di consumare senza pagare. Quando ciò non viene consentito, scatenano risse e danneggiano le attività”.
“La chiusura diventa un ricatto”
Secondo Ribaudo, il nodo centrale è normativo. “Quando accadono disordini – spiega – per legge il questore dispone la chiusura dell’attività. È una norma molto vecchia che finisce per penalizzare chi subisce e non chi provoca”.
Un meccanismo che, secondo la presidente Fiepet, viene sfruttato come forma di pressione: “Taluni soggetti pensano di avere il coltello dalla parte del manico e usano questo metodo come arma di minaccia. La situazione è diventata insostenibile e non consente il pieno esercizio della libertà di impresa”.
“Non siamo il capro espiatorio della movida”
Ribaudo respinge l’idea che i locali siano il problema: “Negli ultimi anni la nostra categoria è diventata il capro espiatorio di tutto ciò che di negativo ruota attorno alla movida. Come in ogni settore, possono esserci irregolarità, ma non è la regola”.
Le attività di pubblico spettacolo, sottolinea, “mantengono livelli occupazionali e generano un indotto legato al turismo giovanile. Se valorizzate, tutelate e controllate, possono essere una risorsa”.
Dopo i fatti di Crass Montana, i controlli si sono intensificati. “Siamo favorevoli – precisa – perché servono a garantire sicurezza e a espellere dal mercato chi opera nell’abusivismo”.
L’appello alle istituzioni
Il tema, però, resta quello della tutela degli operatori. “I controlli devono servire anche a ridare serenità ai clienti. Ma quella serenità è già stata persa da titolari e dipendenti, che hanno bisogno di essere protetti”.
Da qui la proposta di una collaborazione strutturata tra esercenti e istituzioni: “Possiamo diventare alleati per programmare una movida più sana? Le attività di pubblico spettacolo possono essere presidi di sicurezza, lontani dalle piazze di spaccio e con consumo di alcol controllato”.
Il messaggio finale è chiaro: “Divertirsi non può essere considerato un reato. E fare impresa nel pubblico spettacolo deve continuare a essere un diritto“.



