Sant’Agata, Mons. Scionti: “Lasciamo che sia la Martire a parlare al cuore di Catania”

Sant’Agata, Mons. Scionti: “Lasciamo che sia la Martire a parlare al cuore di Catania”

CATANIA – Piazza Duomo gremita, silenzio carico di emozione e di attesa: con le parole di mons. Barbaro Scionti, parroco della Cattedrale, ha preso avvio il giro esterno delle Sacre Reliquie di Sant’Agata. Un discorso intenso, rivolto ai devoti e alla città intera, per riportare al centro il significato autentico della celebrazione.

Un cammino di gioia e di speranza

«Ci disponiamo a iniziare un cammino carico di gioia e speranza, anche se lungo e faticoso», ha esordito il parroco. Sant’Agata – ha ricordato – vuole camminare con il suo popolo, e il popolo con lei, facendo memoria della sua testimonianza di fede. Ma, ha ammonito, occorre che sia la Santa a parlare: «Lasciamola parlare al nostro cuore, bisognoso di conforto e di ritrovata speranza».

Mons. Scionti ha richiamato il rischio che la festa venga talvolta riempita di iniziative lontane dal messaggio cristiano, quasi a “usare” la figura della Martire per interessi personali. «Per una volta mettiamoci davvero in ascolto di Sant’Agata», è stato l’invito.

Il “sì” di Agata più forte del male

Al centro della riflessione, le parole tramandate dalla tradizione: «La mia persona è saldamente legata a Cristo… sono serva di Cristo… la mia salvezza è Cristo». Espressioni che raccontano la forza di una fede capace di vincere la ferocia del carnefice.

Il parroco ha rievocato il racconto della passione, quando la città fu scossa dal terremoto mentre Agata subiva il martirio: «Il suo “sì” a Cristo è stato come un terremoto che restituisce giustizia e verità, seppellendo violenza e cattiveria».

Da qui il monito: «Agata non è grande perché ha detto “no”, ma perché ha detto un “sì” totale a Cristo. Senza quel sì non saremmo qui». Un sì che rende la Santa “buona” e capace di bene, perché – ha sottolineato – «il male si vince con il bene, e il bene è Cristo».

Il segreto dell’amicizia con Cristo

Mons. Scionti ha ricordato le parole di san Giovanni Paolo II durante la visita del 1994: «Avete Sant’Agata dalla vostra parte». E la risposta ideale della Martire: «Non è merito mio se sono stata buona, è stato Gesù a farmi buona». Questo, ha spiegato, è il segreto che Agata vuole condividere con tutti, soprattutto con chi indossa il sacco votivo, segno di un impegno concreto a vivere da amici di Gesù.

Un messaggio per i giovani

Un passaggio particolare è stato dedicato alle nuove generazioni. Negli incontri nelle scuole – ha raccontato il parroco – molti giovani hanno mostrato interesse per la testimonianza di Agata, ma anche perplessità sul modo in cui il suo messaggio si traduce nei rituali della festa. «Da novecento anni custodiamo non solo reliquie, ma una memoria viva che ha ancora tanto da dire, soprattutto a loro».

Il grido della città

L’intervento si è concluso con un invito accorato: «Lasciamo che Sant’Agata ci parli. Il suo sì darà speranza al nostro cuore e ci unirà a Gesù Cristo, vincitore del male e della morte».

Poi, il saluto che ha fatto vibrare la piazza: «Così e solo così possiamo gridare, nella gioia e nella verità: Cittadini, viva Sant’Agata!».