Dimessa e morta il giorno dopo: condannata l’Asp di Caltanissetta

Dimessa e morta il giorno dopo: condannata l’Asp di Caltanissetta

CALTANISSETTA – Il Tribunale di Caltanissetta ha riconosciuto la responsabilità dell’Asp nissena nella vicenda che ha portato alla morte di Giuseppina Zuzzè, insegnante di 51 anni originaria di Mussomeli, deceduta nel gennaio del 2020 dopo un ricovero all’ospedale “Maria Immacolata Longo”.

Condannato l’Asp di Caltanissetta

L’azienda sanitaria è stata condannata a risarcire la figlia Carmelina Ognibene con una somma pari a 348.079 euro. La donna è stata assistita dagli avvocati Filippo Mantegna e Laura Ballati, del foro di Enna.

Secondo quanto accertato in sede civile, il decesso sarebbe stato determinato da una serie di criticità nella gestione clinica della paziente: ritardi nell’intervento, mancate valutazioni diagnostiche e omissioni ritenute ingiustificabili dal collegio giudicante. Affetta dal morbo di Crohn, Zuzzè si era presentata al pronto soccorso il 18 gennaio 2020 lamentando forti dolori addominali, ma era stata dimessa dopo una prima valutazione. Il giorno successivo, con un quadro clinico nettamente peggiorato, era tornata in ospedale, dove è deceduta poche ore dopo.

La vicenda aveva avuto anche un risvolto penale, conclusosi però con l’archiviazione delle posizioni dei tre medici in servizio al pronto soccorso. In quel procedimento, la mancata esecuzione dell’autopsia aveva impedito di accertare con certezza il nesso causale tra le condotte contestate e la morte della donna. Diverso, invece, l’esito del giudizio civile: i consulenti nominati dal Tribunale hanno individuato gravi responsabilità sanitarie, attribuendo ai medici errori e omissioni rilevanti nel percorso assistenziale.

L’Asp di Caltanissetta ha annunciato la proposizione di appello contro l’ordinanza di condanna, aprendo così un nuovo capitolo giudiziario in una vicenda che, a distanza di anni, continua a far discutere sul tema della responsabilità medica e della tutela dei pazienti.