NISCEMI – Nessun ritorno possibile per le abitazioni più vicine al costone crollato di Niscemi. A chiarirlo è stato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo d’Orléans: “Nelle case di Niscemi che si trovano in zona entro i 50 metri dal costone crollato, non rientrerà più nessuno: o crolleranno da sé o saranno rase al suolo”.
La situazione di emergenza
Il governatore ha spiegato che la Regione è al lavoro per gestire l’emergenza e valutare soluzioni temporanee per chi ha perso la casa: “Stiamo valutando come affrontare la situazione, aspetto di avere una relazione del sindaco sul numero di immobili sfitti per una provvisoria trasmigrazione di chi ha perso la casa”.
Tra le ipotesi condivise c’è l’espansione dell’urbanizzazione di Niscemi verso le aree messe a disposizione dal Comune di Gela, mentre viene esclusa la realizzazione di una new town, progetto al quale Schifani si è detto apertamente contrario.
“Non ritengo – ha sottolineato Schifani – che ci sia l’esigenza di un provvedimento ad hoc per Niscemi che è stata inserita all’ultimo minuto nell’ordinanza sui danni del ciclone Harry. Avere una seconda ordinanza significherebbe creare delle duplicazioni, io sono più per la semplificazione”.
Sul fronte della sicurezza, il presidente della Regione ha ribadito l’importanza della fascia di rispetto già istituita: “In questo momento la fascia di sicurezza di 150 metri, che è stata individuata come precauzionale, tiene al sicuro i cittadini e questo è il risultato prioritario che bisogna raggiungere.
In quella fascia ci sono case che potrebbero essere restituite ai cittadini quando si sarà fatto un controllo preciso sul movimento della frana, e case che non saranno più utilizzabili e quindi non restituibili”.
Le dichiarazioni di Ciciliano
A fare il punto sul rischio idrogeologico è stato anche il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, intervenuto a Non Stop News su RTL 102.5. Secondo Ciciliano, lo scenario futuro dipenderà dagli esiti delle analisi tecniche: “Lo scenario futuro che prevedo è che quella fascia, con la stabilizzazione della frana e l’analisi puntuale del sottosuolo, potrà essere restituita, anche se parzialmente, ai cittadini. Quelle case che vedete sulla frana vanno demolite o precipiteranno”.
Nel frattempo, la vita quotidiana in città prova lentamente a ripartire.
“Oggi – ha aggiunto – riaprono le scuole che non sono in zona rossa, il ritardo è stato determinato dal fatto che il 25 gennaio, quando c’è stata la frana, per motivi di sicurezza si è dovuta chiudere l’intera rete del gas di Niscemi, che ovviamente è stata poi riaperta. Questi ultimi giorni sono serviti per redistribuire gli studenti delle scuole che non si possono aprire e che vengono accolti in questi nuovi edifici scolastici”.
Il punto della situazione sulla frana
La frana, però, non è ancora del tutto stabile, bensì “è ancora in movimento, anche se la velocità sta rallentando”.
Ciciliano ha definito prematuro ipotizzare tempi certi per il ritorno alla normalità, spiegando che il monitoraggio è continuo e supportato anche da tecnologie satellitari:
“Stiamo monitorando, anche con il supporto dei satelliti dell’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Agenzia Spaziale Argentina, il movimento franoso, che ci darà una precisa attenzione su quando sarà possibile fare un ragionamento di lungo periodo”, ha aggiunto Ciciliano. “Però, fino a quando ci sarà acqua sul corpo di frana, quella frana sarà destinata a muoversi. Un po’ come quando si costruiscono i castelli di sabbia, se ci si versa sopra acqua, il castello si scioglie”.




