CATANIA – Un detenuto di 73 anni, condannato in primo grado a 13 anni e 8 mesi di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti, è attualmente ricoverato in coma farmacologico nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cannizzaro di Catania.
A rendere nota la vicenda è l’avvocato Giuseppe Lipera, legale dell’uomo, che ha presentato un’istanza urgente alla Corte d’Appello di Catania chiedendo la revoca immediata della custodia cautelare in carcere o, in subordine, la sostituzione con gli arresti domiciliari presso l’abitazione della sorella.
“Condizioni incompatibili con il carcere”
Secondo quanto riferito dal penalista, il suo assistito versava da tempo in gravi condizioni di salute, incompatibili con la detenzione.
“Il mio assistito – spiega l’avvocato Lipera – è oggi ricoverato in coma farmacologico. Avevo già segnalato il quadro clinico con una istanza depositata il 5 gennaio scorso, chiedendo la sostituzione della misura cautelare per le sue condizioni di salute”.
La richiesta rimasta senza risposta
Il legale ricostruisce nel dettaglio i passaggi successivi:
- 13 gennaio: la Corte d’Appello chiede alla direzione sanitaria del carcere una relazione aggiornata sulle condizioni del detenuto;
- 21 gennaio: nessuna documentazione sanitaria risulta ancora pervenuta in cancelleria;
- 22 gennaio: durante un colloquio, il detenuto si presenta in condizioni fisiche gravissime.
“Era visibilmente debilitato – racconta Lipera – con caviglie e piedi fortemente gonfi, incapace di camminare senza stampelle e impossibilitato persino a indossare le scarpe”.
“Le verifiche dovevano essere immediate”
Nel suo atto, il penalista sottolinea con fermezza come la situazione avrebbe richiesto un intervento urgente: “L’avvocato non deve essere creduto per principio – scrive Lipera – ma proprio per questo le verifiche su quanto segnalato avrebbero dovuto essere effettuate immediatamente”.
Secondo il legale, il ritardo negli accertamenti sanitari avrebbe contribuito all’aggravamento delle condizioni del detenuto, ora in rianimazione.
La richiesta alla Corte
Alla luce della situazione, l’avvocato ha chiesto la revoca immediata della custodia cautelare in carcere o in alternativa, la concessione degli arresti domiciliari, qualora il detenuto dovesse sopravvivere
Una richiesta motivata dalle condizioni cliniche incompatibili con il regime carcerario.
Un caso che solleva interrogativi
La vicenda apre interrogativi pesanti sul monitoraggio sanitario dei detenuti, sui tempi di risposta delle strutture competenti e sull’effettiva tutela del diritto alla salute delle persone private della libertà.
Ora la parola passa alla magistratura, chiamata a valutare le responsabilità e a decidere sul futuro del 73enne, mentre le sue condizioni restano critiche nel reparto di rianimazione.




