Inaugurazione anno giudiziario, l’intervento del presidente dell’ordine degli avvocati di Catania

Inaugurazione anno giudiziario, l’intervento del presidente dell’ordine degli avvocati di Catania

CATANIA – In corrispondenza dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario 2026 il presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati di Catania, Antonino Guido Distefano, ha tenuto un lungo intervento sul sistema giuridico italiano e le sue problematiche: “Appare davvero al collasso la situazione degli Uffici del Giudice di Pace in tutta Italia, per carenza di risorse tecniche, amministrative e giudicanti.”

Il referendum e l’ostilità al confronto

Distefano sottolinea l’importanza del confronto fra fazioni opposte. Nonostante il periodo di forte instabilità che il mondo sta attraversando è sostanziale mantenere vivo il dibattito e spingere ognuno ad esprimere la propria opinione liberamente senza essere accusato di avere un punto di vista antidemocratico.

“Abbiamo trascorso un anno difficile tra guerre, tragedie umanitarie e crisi del diritto internazionale, rovesciamenti di consolidate alleanze militari e politiche, dazi e conflitti commerciali, l’affermazione di un sempre più diffuso antieuropeísmo e, da ultimo, la messa in discussione di quelli che ci sembravano ormai incrollabili principi dello stato di diritto – spiega Distefano -. Ed era inevitabile che questo scenario investisse il nostro Paese, il sistema Giustizia e le modalità di confronto e di relazione all’interno dello stesso. Ma appare particolarmente grave, soprattutto nel contesto di un settore centrale per la democrazia come è quello della Giustizia, il trasferimento della contrapposizione dal piano personale a quello istituzionale, condotto tacciando di antidemocraticità ogni posizione opposta o anche solo diversa dalla propria.”

Distefano considera questo tipo di attacchi alla persona la dimostrazione concreta che si sta sviluppando una sempre più apparente ostilità al confronto e all’apertura verso credenze e opinioni divergenti. In particolare, l’intervento fa riferimento al referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e 23 marzo 2026:

“Avevo quindi agevolmente previsto proprio in quest’aula, lo scorso anno, nella medesima occasione, come, in questo contesto, avrebbe svolto un ruolo altamente deflagrante il referendum confermativo della riforma dell’ordinamento giudiziario, stigmatizzando altresì la circostanza che il rifiuto del confronto, attribuito sempre all’antagonista, avrebbe condotto ad una scelta definita popolare che sarebbe stata sancita al di fuori di qualunque consapevolezza tecnica da parte dei cittadini, ostaggio di propagande profondamente polarizzate, faziose e spessissimo legate ad appartenenze piuttosto che ad analisi di natura giuridica o istituzionale, giungendo addirittura all’arruolamento di testimonial più o meno improbabili rispetto al tema in discussione.”

Il presidente del consiglio degli avvocati di Catania non si dilunga sull’argomento, per il ” rispetto della funzione e del ruolo istituzionale dell’Ordine”, ma denota come la maggioranza dell’Avvocatura abbia già espresso la propria posizione sul referendum.

Le mancanze della riforma Cartabia

Dure le parole di Distefano nei confronti della giustizia italiana. Particolare attenzione viene data alla riforma Cartabia e alle sue criticità. Nata come riforma per accelerare l’operato della Giustizia, Distefano la considera ad oggi un intralcio per la qualità del verdetto finale: “Deve sottolinearsi come oggi si ripropongano pressochè immutate la gran parte delle criticità cui si era immaginato di far fronte con una serie di interventi e riforme – afferma -. L’impatto della riforma Cartabia, che avrebbe dovuto costituire la panacea ai ritardi del sistema giudiziario ha mostrato tutti i suoi limiti, ampiamente previsti, in termini di ricerca dell’efficienza ma a tutto scapito del contraddittorio e della qualità della decisione.”

Distefano esprime in modo esaustivo le motivazione per cui da tempo l’Avvocatura richiede l’abrogazione della norma.

“Ormai i ritardi nella fissazione delle udienze, grazie proprio alla Cartabia che ha disposto l’introduzione dei giudizi a mezzo ricorso sono talmente gravi che i rinvii giungono fino al 2032, per uffici giudiziari istituiti nell’ottica di celebrare processi la cui durata doveva essere computata in mesi e non certo in anni e risultano evidenti le conseguenze sulla domanda di giustizia dei cittadini e delle imprese, nonchè la sostanziale impunità di chi si rende inadempiente.”

Gli uffici dei Giudici di Pace, già sobbarcati di lavoro e con mezzi limitati, non riescono a sostenere la mole di lavoro dovuta alla riforma Cartabia. Distefano aggiunge che la legge “viola in modo sostanziale il diritto ad un giudice professionale selezionato per concorso.”

Per quanto riguarda Catania

L’intervento si sofferma brevemente sulla situazione del distretto di Catania.

La carenza di adeguate dotazioni economiche ha la conseguenza inevitabile di mettere in una posizione svantaggiosa Giudici, Avvocati e personale amministrativo. Ciò causa non solo disagi ma un vero e proprio pericolo per queste cariche, come sostiene Distefano:  “Anche nella gestione e manutenzione degli Uffici Giudiziari si ripropongono le problematiche connesse alla burocratizzazione delle procedure ed alla carenza di adeguate dotazioni economiche, con le inevitabili conseguenze, in termini di disagi e spesso vero e proprio pericolo per l’attività lavorativa di Giudici, Avvocati e personale amministrativo.

Le speranze per il futuro

In ultima istanza, Distefano si mostra speranzoso verso il futuro e esprime i propri ringraziamenti verso i reggenti che hanno garantito il normale funzionamento della Magistratura e hanno tenuto il dialogo con l’Ordine degli avvocati aperto.

“Nel corso del 2025 sono stati stipulati ed applicati numerosi protocolli d’intesa con tutti gli Uffici Giudiziari, giudicanti e requirenti e mai è mancato l’ascolto rispetto alle problematiche segnalate dall’Avvocatura”.

Per Distefano è questo l’essenziale: dimostrare che nessuna polemica o diversità di opinione può essere distruttiva quando esiste tra gli interlocutori rispetto ed onestà intellettuale.