NISCEMI – I vigili del fuoco entrano in un palazzo sgomberato in via Masaracchio. Emozione per Pino Terzo di Dio e per l’anziana Rita Palumbo.
Le lacrime scorrono senza riuscire a fermarsi quando i vigili del fuoco gli consegnano la gabbia con i suoi pappagalli. Pino Terzo di Dio, 53 anni, scoppia a piangere sulle scale della palazzina di via Masaracchio, al civico 35, dove non poteva più entrare da quattro giorni.
«Non li vedevo da giorni – racconta commosso – per me sono come dei figli». Un momento di forte emozione, mentre i pompieri scendono dal terzo piano dell’edificio evacuato e gli restituiscono gli animali rimasti bloccati nell’appartamento. «Adesso devo capire a chi affidarli – aggiunge – perché non ho più una casa e sono costretto a cambiare dimora ogni giorno».
Pino ha atteso sulle scale, in silenzio. Poi, appena ha rivisto i suoi pappagalli, si è lasciato andare alle lacrime, sotto gli occhi dei presenti. Una scena semplice, ma capace di raccontare tutta la fragilità di chi ha perso, da un giorno all’altro, la propria casa.
Nello stesso stabile, al primo piano, i vigili del fuoco sono entrati anche nell’abitazione di Rita Palumbo, un’anziana residente costretta a lasciare l’appartamento. I pompieri hanno recuperato documenti, fotografie, indumenti e oggetti personali, riempiendo quattro grossi sacchi neri.
Anche Rita si è commossa. Stringendo al petto una statua della Madonna, ha ringraziato tutti. «Mi servivano soprattutto i documenti – ha spiegato – perché mio marito deve ricoverarsi per un problema di salute. Grazie, grazie davvero». Poi l’abbraccio ai cronisti e un bacio alla statua, simbolo di fede e speranza in un momento di grande difficoltà.
Il bilancio post frana a Niscemi
All’interno della zona rossa “sono stati evacuati 1.276 cittadini di Niscemi, pari a 500 nuclei familiari. Queste persone ovviamente, in via precauzionale, sono state allontanate“. Ad affermarlo è il capo dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano.
“All’interno di queste persone – prosegue – ci saranno coloro i quali non potranno mai più tornare nelle proprie case“. Si tratta di case che “non solo non potranno più essere ripopolate ma andranno distrutte, sempre che l’arretramento della frana non ci pensi da sola”.
Le parole del il capo dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano
“Già adesso – prosegue – è necessario pensare a una re-localizzazione di questi cittadini e una delle cose più importanti è farlo in maniera partecipata perché la forzatura nell’identificazione di una zona non va bene, perché è necessario che i cittadini partecipano in maniera attiva a questa nuova identità della città“.
“Tecnicamente, quando si sa che si costruisce su una zona fragile – ha sottolineato Ciciliano – al netto di quelle che sono le autorizzazioni amministrative, anche se le case sono a regola è di tutta evidenza che sono in un punto di assoluta gravità. Forse nel corso dei decenni era necessario evitare la costruzione sul fronte di frana, questo è chiaro e limpido“.
“Bisogna garantire una nuova identità di casa in zona sicura”
“Mentre ci si approcciava con l’elicottero alla frana si è vista lingua che ha ceduto e il presidente del Consiglio – ha evidenziato il capo del Dipartimento – mi ha detto che le immagini viste in tv non danno il senso di quanto sia imponente il fenomeno“.
“Con lei – conclude – abbiamo fatto un rapido ragionamento soprattutto per la competenza della gestione dell’emergenza, cioè assicurare alle persone che hanno perso la casa un contributo di carattere economico o assicurare loro una nuova identità di casa in zona sicura dove possono vivere la loro purtroppo non più normale vita di tutti i giorni”.




