MESSINA – «Undici ore di dolore continuo, senza cibo, senza assistenza e senza informazioni». È la denuncia di Giuseppe Gangemi, che racconta quanto accaduto ieri al Pronto Soccorso del Policlinico di Messina, dove ha accompagnato la figlia per forti dolori addominali e alla schiena, persistenti e debilitanti.
«Voglio manifestare il mio più profondo sdegno e la mia indignazione per quanto accaduto – scrive – un episodio che ritengo gravissimo».
L’arrivo al Policlinico di Messina e l’attesa “surreale”
Secondo il racconto del padre, l’accesso al pronto soccorso è avvenuto intorno alle 12.30. Dopo il triage, alla ragazza è stato assegnato un codice verde.
«Da quel momento – spiega Gangemi – è iniziata un’attesa surreale e disumana. Mia figlia è stata fatta accomodare su una sedia, lasciata completamente sola, senza la compagnia di un familiare e senza alcuna forma di assistenza, controllo o monitoraggio».
Il primo prelievo di sangue sarebbe stato effettuato solo intorno alle 21, dopo oltre undici ore.
«Nessun antidolorifico, nessuna rassicurazione»
Gangemi racconta che per tutto quel tempo nessun operatore sanitario si sarebbe preoccupato di verificare le condizioni della figlia: «Nessun antidolorifico, nessuna richiesta di acqua, nessuna parola di rassicurazione».
Alle richieste di chiarimenti rivolte al personale del triage, riferisce di aver ricevuto risposte vaghe, con l’unica motivazione legata al codice verde: «Come se questa etichetta rendesse accettabile l’abbandono di una paziente sofferente per un’intera giornata».
La giovane è stata dimessa intorno a mezzanotte.
La replica del Policlinico: «Nessun abbandono»
La direzione aziendale del Policlinico di Messina contesta però la ricostruzione. In una nota, l’ospedale spiega che dalla verifica dei registri elettronici del percorso clinico risulta che il prolungarsi dell’attesa è stato dovuto, in parte, ai tempi di una consulenza specialistica richiesta presso un altro padiglione e durata oltre tre ore.
«Escludiamo che la paziente sia stata abbandonata – sottolinea l’azienda – il personale, pur impegnato nella gestione di numerosi casi critici, ha effettuato cinque valutazioni e rivalutazioni cliniche documentate e sono stati garantiti tutti gli esami clinico-strumentali necessari».
L’appello dell’ospedale
Secondo la diagnosi finale, precisa il Policlinico, il caso non rientrava tra quelli più appropriati per un pronto soccorso.
«Nel rispetto di tutti i pazienti – conclude la nota – invitiamo la popolazione a recarsi al pronto soccorso solo se strettamente necessario e i medici di medicina generale a supportare il corretto orientamento degli utenti».
Una vicenda che riaccende il dibattito sulle attese nei pronto soccorso siciliani e sulla gestione dei codici considerati meno urgenti.




