Si celebra oggi 27 gennaio l’annuale giornata della memoria, istituita nel luglio del 2000 con l’obiettivo di non dimenticare gli orrori commessi dal governo nazista. Una giornata senz’altro delicata, specie considerati i recenti conflitti storici, che oggi più che mai merita spazio e tempo per l’elaborazione e il dialogo a essa relativa.
Giornata della memoria, Olocausto o Shoah?
In relazione alla strage effettuata dal terzo Reich, però, vi sono numerose inesattezze ed elementi di confusione, come il bivio relativo alla nominazione di tale evento. L’uso costante, infatti, dei termini “Shoah” e “Olocausto” ne hanno facilitato la cattiva interpretazione, portando a farli apparire come sinonimi.
La realtà però è un’altra e il termine più corretto per questo specifico evento sarebbe soltanto Shoah, per quale motivo? Per “Shoah”, termine ebraico che ha significato di “catastrofe“, si intende infatti il genocidio specifico attuato dalle milizie naziste.
Parallelamente poi la parola “Olocausto” deriva dal greco e con esso s’intende, in senso amplio, un’azione di sacrificio, confinante con il sacro. La spiegazione al perché tale titolo risulti inopportuno è chiara: nel genocidio dei nazisti non vi è stato assolutamente nulla di divino. Le persone rimaste uccise, infatti, non sono state sacrificate per una “volontà superiore” ma sono vittime dell’uomo fin troppo pieno di sé.
Le vittime del regime nazista
Il regime nazista si è quindi protratto per oltre 12 anni, dal gennaio del 1933 all’aprile del 1945, durante i quali si è progressivamente proceduto all’eliminazione di quelle categorie definite “in difetto” dal governo di Hitler. Durante questo periodo, quindi, le vittime sono aumentate in maniera esponenziale, tanto che tutt’oggi si fatica ad avere dati specifici.
Tra queste compongono la categoria più colpita i membri della comunità ebraica, con circa 6 milioni di vittime, seppur la crudeltà nazista si sia estesa anche ad altre collettivi. Tra questi, ad esempio, vi sono: disabili, con oltre 250.000 morti; dissidenti politici, per un totale di oltre un milione e mezzo di vittime; omosessuali e testimoni di Geova, quest’ultimi con oltre 30.000 vittime.
Nel mirino del genocidio nazista, però, anche i popoli romaní, con stime incerte che tuttavia comprendono tra i 250mila e 500mila morti, e i non ariani, categoria a cui fanno parte russi, serbi, ucraini, polacchi e sloveni. Quest’ultimi nello specifico non furono destinatari di uno “sterminio completo” ma bensì di una “riduzione numerica”, perpetrata tramite lo sfruttamento lavorativo, che ha comunque portato alla morte di circa 7-8 milioni di persone.
Ricordare a Catania, la mostra “Anne Frank” attiva dal 27 gennaio all’8 febbraio
Tra le svariate iniziative per promuovere il ricordo di questo triste capitolo della storia umana vi proponiamo la mostra documentaria “Anne Frank. Una storia attuale”, che avrà luogo all’interno de Le Ciminiere dal 27 gennaio all’8 febbraio 2026.
La mostra sarà composta da ben 34 pannelli, che insieme formano un mosaico narrativo, tramite fotografie ed estratti del diario di Anne Frank, biografico e toccante. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di coinvolgere lo spettatore, portandolo a riflettere non solo sulla storia passata ma anche sul presente.
Per partecipare all’evento è richiesta la prenotazione tramite la Fondazione OELLE Mediterraneo Antico E.T.S, contattabile grazie all’email segreteria@fondazioneoelle.com. I turni a cui è possibile partecipare, invece, sono: da martedì a domenica, ore 9-15 con la chiusura alle ore 17:00.





