LAMPEDUSA – A oltre dodici anni dal naufragio del 3 ottobre 2013 davanti a Lampedusa, una delle più gravi tragedie del Mediterraneo, arrivano nuove identificazioni.
Tre migranti morti in quel disastro, che causò 368 vittime, hanno finalmente un nome.
Si tratta del primo risultato concreto della missione svolta a Utrecht, in Olanda, dal Comitato 3 ottobre insieme ai medici del Labanof dell’Università di Milano, impegnati da anni nel complesso lavoro di ricostruzione delle identità delle vittime senza nome.
Il ruolo decisivo della comunità eritrea
Fondamentale è stato l’impegno di due fratelli eritrei, uno residente in Germania e l’altro impiegato in un bar-ristorante di Utrecht. Sono stati loro a rintracciare connazionali che vivono nei Paesi Bassi e che hanno perso figli, fratelli e sorelle nel naufragio del 2013, mettendo anche a disposizione un appartamento per lo svolgimento degli incontri.
È lì che sono stati effettuati i prelievi di campioni salivari, destinati al confronto genetico con i resti delle vittime recuperate.
“Era da otto anni che provavamo a farlo”
I familiari raccontano un’attesa lunghissima e carica di frustrazione:
“Sapevamo che, durante l’annuale commemorazione, a Lampedusa, c’era la possibilità di fare il prelievo del Dna – raccontano – era da 8 anni che provavamo a farlo, cercando di andare a Lampedusa, ma non ci siamo riusciti. Abbiamo saputo tramite i social che c’era questa opportunità e quindi abbiamo chiamato a raccolta i parenti dei connazionali morti in quel naufragio”.
Un passaparola nato sui social e proseguito su WhatsApp ha permesso di organizzare l’incontro in un palazzo di edilizia popolare di Utrecht.
Più famiglie del previsto
All’appuntamento avrebbero dovuto presentarsi dieci familiari per sottoporsi al tampone salivare. Inaspettatamente, però, sono arrivati anche altri due parenti di migranti eritrei scomparsi, che potrebbero essere stati a bordo del peschereccio di circa 20 metri affondato davanti all’Isola dei Conigli.
Di quel naufragio 155 persone sopravvissero, mentre centinaia di vittime restano ancora oggi senza identità.




