Sanità siciliana, stretta sull’intramoenia: nuove regole per tagliare le liste d’attesa e garantire equità

Sanità siciliana, stretta sull’intramoenia: nuove regole per tagliare le liste d’attesa e garantire equità

SICILIA – Il governo regionale interviene sull’attività libero-professionale intramuraria dei medici siciliani con un decreto che mira a riequilibrare il rapporto tra sanità pubblica e prestazioni private svolte nelle strutture del Servizio sanitario regionale.

Un intervento atteso da anni, che punta a rendere il sistema più equo, trasparente e funzionale, soprattutto sul fronte delle liste d’attesa, da tempo uno dei nodi più critici dell’assistenza sanitaria.

Le parole del presidente Schifani

A spiegare la portata del provvedimento è il presidente della Regione, Renato Schifani, che sottolinea la necessità di un cambio di passo deciso:

“L’obiettivo è rafforzare le prestazioni in regime istituzionale, ridurre le distorsioni che si sono accumulate negli anni e garantire un accesso più giusto alle cure. Stiamo facendo ogni sforzo per ridurre le liste d’attesa e per individuare le soluzioni affinché in futuro non si ripresentino condizioni che appesantiscano il sistema e penalizzano i cittadini in attesa di prestazioni sanitarie”.

Una normativa ferma da oltre dieci anni

Il decreto, firmato dall’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni, aggiorna una disciplina rimasta sostanzialmente immutata per oltre un decennio.

La nuova cornice normativa introduce criteri più stringenti per l’organizzazione dell’attività intramuraria da parte delle aziende sanitarie e degli enti del Servizio sanitario regionale.

Volumi e orari: intramoenia agganciata al servizio pubblico

Il cuore della riforma riguarda il rapporto tra attività istituzionale e attività libero-professionale.

I volumi delle prestazioni intramoenia dovranno essere coerenti con il fabbisogno reale e direttamente collegati all’attività svolta in regime pubblico. Le direzioni strategiche delle aziende sanitarie saranno chiamate a fissare, per ogni struttura e per ogni dirigente medico, i volumi minimi di attività istituzionale, che diventeranno automaticamente il tetto massimo per l’attività in intramoenia.

In pratica:

  • l’attività libero-professionale non potrà superare quella pubblica;
  • non potrà eccedere l’impegno orario del servizio istituzionale;
  • dovrà svolgersi esclusivamente fuori dall’orario di lavoro.

Faraoni: “Scelta complessa ma necessaria”

Sulla portata del provvedimento interviene anche l’assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni, che evidenzia la finalità strutturale della riforma:

“È un’operazione complessa, ma necessaria per aumentare le prestazioni in regime istituzionale, migliorare la trasparenza e garantire più facilità di accesso alle cure nel rispetto del principio di equità”.

Controlli, tracciabilità e verifiche trimestrali

Il decreto introduce anche strumenti di controllo e monitoraggio più incisivi:

  • sistemi distinti di prenotazione e incasso tra attività pubblica e intramoenia;
  • tracciabilità completa delle prestazioni;
  • verifiche trimestrali da parte delle aziende sanitarie e dell’assessorato regionale.

Le autorizzazioni già rilasciate saranno sottoposte a verifica entro 30 giorni, per valutarne la compatibilità con l’organizzazione delle strutture e con l’andamento reale delle liste d’attesa.

L’obiettivo: tutelare cittadini e professionisti

L’assessore Faraoni ribadisce il duplice obiettivo dell’intervento:

“L’obiettivo del governo regionale è quello di tutelare i cittadini, assicurando tempi di attesa più regolari, e allo stesso tempo mettere i professionisti nelle condizioni di esprimere al meglio la propria attività all’interno di regole chiare e monitorate”.

Stop alle prenotazioni “fantasma”

Sul fronte delle prenotazioni, il decreto impone alle direzioni generali delle aziende sanitarie di eliminare le prenotazioni che, successivamente, vengono fruite in regime libero-professionale, evitando così il fenomeno dei tempi di attesa artificiosamente allungati per prestazioni che non vengono più richieste in regime pubblico.

Un passaggio chiave per riallineare il sistema e restituire credibilità, efficienza e fiducia alla sanità siciliana.