PALERMO – La Corte d’appello di Palermo ha confermato la condanna a 14 anni di reclusione nei confronti di Rosalia Messina Denaro, sorella del boss mafioso Matteo Messina Denaro, ritenuta responsabile del reato di associazione mafiosa.
I giudici hanno quindi ribadito la sentenza di primo grado, pur respingendo l’impugnazione della Procura generale che chiedeva il riconoscimento di un ruolo direttivo della donna all’interno di Cosa nostra. Su questo punto, la Corte non ha accolto la tesi accusatoria.
Confische: sì al denaro, esclusa l’argenteria
Nel dispositivo, la Corte ha disposto la confisca delle somme di denaro sequestrate nel corso delle indagini, mentre ha escluso dal provvedimento l’argenteria di famiglia, ritenuta non riconducibile ad attività illecite.
L’accusa in aula
Nel giudizio di secondo grado, l’accusa è stata sostenuta dai procuratori generali Umberto De Giglio e Carlo Marzella.
La decisione rafforza il quadro giudiziario già delineato nei confronti della sorella del capomafia di Castelvetrano, confermando la responsabilità penale per il sostegno all’organizzazione mafiosa, pur senza riconoscerle un ruolo apicale.




