CATANIA – C’è un catanese nell’inchiesta che oggi ha portato all’esecuzione di due custodie in carcere, due arresti domiciliari e due divieti di avvicinamento alle persone offese.
I reati contestati sono, nello specifico, usura, estorsione e atti persecutori. Le misure sono state applicate dalla Guardia di finanza e dalla polizia. Nell’ambito delle indagini la Squadra mobile e la compagnia della Guardia di finanza di Villa San Giovanni (Reggio Calabria) hanno eseguito anche 9 perquisizioni e un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di un valore di 150mila euro a carico di tre indagati.
Nell’inchiesta sono coinvolti anche due persone appartenenti alle Forze dell’Ordine, sospesi dal servizio per un anno.
Nei guai un usuraio catanese: la scoperta
Il via alle indagini è stato dato dalle denunce presentate, separatamente, da una vittima e dai parenti di una seconda. Sembra che, per far fronte alle difficili condizioni economiche, le due vittime si siano rivolte a un catanese che aveva concesso loro dei prestiti. A trasformare il “favore” in un vero e proprio “guaio” è stata la pretesa dell’usuraio di ottenere la restituzione di somme sproporzionate rispetto al valore della cifra concessa inizialmente, nonché l’intestazione degli immobili di proprietà delle famiglie delle vittime.
Gli altri due principali indagati avrebbero procurato alle vittime somme di denaro, facendosi promettere un compenso per la mediazione svolta con il catanese.
Minacce come “ti affogo“, “ti sparo“, “ti prendo a calci davanti a tua moglie e tua mamma“, “se denunci io ti ammazzo…“, avrebbero fatto da sfondo ai ricatti avanzati dagli indagati nel momento in cui le vittime ritardavano nei pagamenti. A una di loro, avrebbero incendiato l’auto e ucciso alcuni animali.
Il ruolo degli appartenenti alle Forze dell’Ordine
Secondo quanto emerso, i due appartenenti alle Forze dell’Ordine – dietro compenso – avrebbero aiutato gli indagati a rintracciare le persone offese, attraverso veri e propri spostamenti nei luoghi frequentati dalle vittime e chiedendo informazioni ai compaesani. Pare che abbiano anche consegnato illecitamente, a uno dei due principali indagati, microcamere e rilevatori Gps in dotazione esclusiva alle Forze dell’Ordine.



