CATANIA – “Noi, rappresentanti degli studenti dell’IPSSEOA “Karol Wojtyla” di Catania, sentiamo il dovere civico e morale di prendere la parola di fronte alla gravissima aggressione avvenuta il 4 gennaio 2026 in Piazza Stesicoro, ai danni di un nostro compagno di appena quattordici anni“, comincia così la lettera aperta inviata dai rappresentanti degli studenti dell’istituto “Karol Wojtyla” nel tentativo di farla arrivare al Prefetto di Catania, al Questore etneo e al sindaco Enrico Trantino.
“Un ragazzo perbene, educato, rispettoso, è stato colpito con brutale violenza da un gruppo di coetanei, riportando ferite al capo e al volto tali da rendere necessario il ricovero ospedaliero. Un gesto vile, insensato, inaccettabile. Un gesto che – proseguono – non ferisce soltanto un singolo ragazzo, ma incrina il senso di sicurezza di un’intera comunità scolastica e colpisce al cuore la città tutta.
Condanniamo con assoluta fermezza ogni forma di violenza.
La violenza non è una “ragazzata”, non è una prova di forza, non è un linguaggio. È un fallimento. È la negazione del rispetto, della dignità umana, delle regole minime della convivenza civile. È un male che lascia segni profondi, visibili e invisibili, e che non può essere minimizzato né tollerato.
Come giovani cittadini avvertiamo la responsabilità di alzare la voce. Perché ciò che è accaduto non può diventare normale. Perché non vogliamo abituarci alla paura di attraversare una piazza, di aspettare un autobus, di incontrare gli amici nel centro della nostra città. La libertà di muoversi senza timore non è un lusso: è un diritto.
Chiediamo, con rispetto ma con determinazione, che le istituzioni competenti intervengano in modo concreto, efficace e continuativo, affinché sicurezza, ordine pubblico e vivibilità tornino ad essere una certezza e non un’eccezione. Catania merita una tutela all’altezza della sua storia e della sua comunità.
Il nostro Istituto, l’IPSSEOA “Karol Wojtyla”, svolge da sempre il proprio ruolo educativo con serietà, dedizione e risultati tangibili. Veniamo formati non soltanto allo studio, ma alla responsabilità, alla disciplina, al rispetto delle regole e del lavoro.
Siamo parte di una scuola che educa persone prima ancora che professionisti, attraverso laboratori, attività progettuali, percorsi pratici e una collaborazione costante con il territorio. Molti di noi, studenti dell’alberghiero, trascorrono i fine settimana lavorando in hotel, ristoranti, bar e strutture ricettive. Impariamo presto il valore dell’impegno, del sacrificio, della correttezza.
Non cerchiamo lo scontro. Costruiamo il nostro futuro.
Per questo chiediamo che quanto accaduto il 4 gennaio non venga archiviato come un episodio isolato. Chiediamo tutela, protezione, una strategia reale di prevenzione e una presenza concreta sul territorio, affinché nessun altro ragazzo debba pagare con il proprio corpo il prezzo dell’assenza di sicurezza.
A nome dell’intera comunità scolastica esprimiamo la nostra più sincera e profonda solidarietà al nostro compagno e alla sua famiglia, colpiti ingiustamente da una violenza che non rappresenta i valori della nostra città.
Confidiamo nella Vostra sensibilità e nella Vostra capacità di intervento.
Catania deve essere un luogo in cui i giovani possano crescere senza paura, camminare senza timore, vivere gli spazi comuni senza rischiare. Noi crediamo che questo sia possibile. E chiediamo alle istituzioni di camminare con noi in questa direzione”, concludono Andrea Perla (rappresentante d’Istituto e presidente Commissione “Legalità” CPS Catania), Rachele Barbagallo (rappresentante d’Istituto e CPS Catania), Irene Girone (rappresentante d’Istituto) e Antonino Binanti (rappresentante d’Istituto).



