RAGUSA – La Provincia di Ragusa sta attraversando una delle fasi più difficili degli ultimi anni sul fronte della difesa del territorio.
Il ciclone Harry ha colpito duramente l’intero litorale ibleo, già provato da un’erosione costiera progressiva, trasformando una fragilità cronica in una vera emergenza strutturale.
Da Scoglitti a Santa Maria del Focallo, passando per Marina di Ragusa, Donnalucata, Sampieri, Punta Secca, Pozzallo e Marina di Modica, il bilancio è pesantissimo: stabilimenti danneggiati, arenili erosi, infrastrutture compromesse e servizi turistici messi fuori uso.
Il turismo balneare come “industria pulita”
Il colpo inferto dal mare investe direttamente quella che rappresenta la principale risorsa economica del territorio: il turismo balneare, definito dalla CGIL come la vera “industria pulita” della costa iblea.
Un settore che non consuma territorio ma lo tutela, che genera valore senza inquinare e che sostiene un indotto fatto di lavoro, servizi, investimenti e formazione.
Oggi, però, un fenomeno naturale si trasforma in emergenza sociale, occupazionale ed economica, mettendo a rischio un intero modello di sviluppo.
L’allarme lavoro: stagionali in bilico
La preoccupazione più forte riguarda i lavoratori stagionali, anello debole di una catena già fragile. La loro occupazione è legata a pochi mesi l’anno e a un equilibrio delicato tra lavoro e indennità di disoccupazione. Dietro quei contratti ci sono famiglie, mutui, prestiti e responsabilità quotidiane.
“Quando il mare mangia la costa, non porta via solo sabbia: porta via reddito, dignità e futuro”, è la sintesi più cruda di ciò che sta accadendo lungo il litorale ragusano.
La richiesta della CGIL: interventi straordinari e strutturali
Alla luce di questo scenario, la CGIL Ragusa ha formalmente chiesto un intervento rapido, straordinario e strutturale per la messa in sicurezza dell’intera fascia costiera, con l’obiettivo di salvare la prossima stagione turistica e garantire continuità occupazionale.
Il caso emblematico di Santa Maria del Focallo
Dentro l’emergenza generale spicca una ferita ancora più profonda: Santa Maria del Focallo, simbolo delle opere mai partite.
Qui esiste un progetto bloccato da oltre sei anni: una gara aggiudicata nel 2019 per circa 7 milioni di euro per la protezione della costa, mai avviata nonostante iter tecnici, passaggi amministrativi e incontri istituzionali.
Nel frattempo, l’erosione ha continuato il suo lavoro silenzioso, trasformando l’inerzia burocratica in danno ambientale ed economico.
La lettera a Schifani
Il segretario generale della CGIL Ragusa, Giuseppe Roccuzzo, ha scritto formalmente al Renato Schifani, nella sua veste di Commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico, chiedendo un incontro urgente con la Struttura Commissariale Regionale per conoscere tempi certi e passaggi operativi e arrivare finalmente all’avvio dei lavori.
“Non annunci, ma cantieri”
“Il territorio non può più attendere, perché ogni giorno che passa l’erosione avanza, l’economia arretra e il lavoro scompare. Qui non è in gioco solo una costa, ma un modello di sviluppo, un’intera filiera economica e il diritto delle comunità locali a non vedere il proprio futuro inghiottito dal mare e dall’inerzia”, spiega.
E conclude Roccuzzo: “La costa iblea non chiede annunci, ma cantieri. Non promesse, ma tempi certi. Non tavoli, ma interventi. Perché la tutela del territorio oggi non è più solo una questione ambientale: è una questione sociale, occupazionale, economica e civile. Difendere la costa significa difendere il futuro della provincia di Ragusa”.




