L’azienda Rai tra ammutinamento e controllo, finisce così il sogno democratico italiano?

L’azienda Rai tra ammutinamento e controllo, finisce così il sogno democratico italiano?

ITALIA – “La Rai di oggi non risponde correttamente al ruolo di Servizio pubblico a cui è chiamata“. È questo il messaggio che, lo scorso 10 gennaio 2026, ha illuminato le televisioni connesse alle principali trasmissioni giornalistiche a gestione della società Rai, generando in poco tempo uno scompiglio mediatico e sociale difficile da ignorare.

La nota dell’Usigrai trasmessa sui canali della Rai

La Rai non può fare a meno della Vigilanza. Senza la Commissione parlamentare di indirizzo, bloccata da oltre un anno, la Rai di oggi non risponde correttamente al ruolo di Servizio pubblico a cui è chiamata. Anche nella gestione delle relazioni sindacali l’azienda utilizza in maniera arbitraria poteri di accreditamento che le norme non le concedono e tuttavia nulla accade, anche perché nessun organismo esercita quelle funzioni di vigilanza che la legge attribuisce al Parlamento.

Usigrai esprime a voi cittadini e alle forze sociali le sue forti preoccupazioni anche in relazione alla gestione dell’informazione  in vista del prossimo referendum costituzionale sulla giustizia“.

A firmare la nota, come già citato dalla stessa, è l’Usigrai, l’organizzazione sindacale delle giornaliste e dei giornalisti della Rai. Quelle pronunciate sono parole difficili da mandar giù, indice di una situazione che, nella storia della Repubblica, non si è mai presentata con una tale impertinenza: un organo incaricato dell’informazione pubblica ha dichiarato apertamente di non poter più essere affidabile a causa del Governo al potere.

 

In cosa consiste la Vigilanza e perché è ancora instabile

Il comunicato dell’Usigrai inizia citando la Commissione di vigilanza Rai, ma di che cosa si tratta? La Commissione di vigilanza, organo bicamerale del Parlamento, altro non è che il garante di un funzionamento corretto, tramite il rispetto dei dovuti obblighi, del mezzo radiotelevisivo destinato al pubblico. Si tratta, in soldoni, di un servizio volto alla democrazia dell’informazione, tramite la tutela dell’imparzialità e della pluralità. Un servizio che, tuttavia, si trova in bilico da ormai quasi un anno.

Qual è, quindi, la causa di questo “blocco” della Commissione? La risposta è individuabile nello scontro politico, di cui sono protagonisti la maggioranza e l’opposizione, scaturito circa il ruolo di presidenza della Rai. Secondo il centro-destra infatti, contrariamente a quanto dichiarato dall’opposizione, la nomina dovrebbe spettare a Simona Agnes, consigliere di amministrazione Rai.

Il presidente della Rai, però, per essere eletto necessita della maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti della Commissione di Vigilanza. Maggioranza di cui, al momento, non gode, andando così a creare la situazione di stallo tutt’ora sentita.

Il punto sul Referendum giustizia, una mala informazione già nota

La nota si conclude poi con la menzione del “prossimo referendum costituzionale sulla giustizia“, di cui in questi giorni, sugli stessi canali di trasmissione Rai, si è scarsamente sentito parlare. Tale consultazione è il Referendum giustizia, previsto per il prossimo 22 e 23 marzo, che riguarderà la riforma costituzionale circa l’organizzazione della magistratura.

Un caso che, purtroppo, non sorprende più di tanto, vista la somiglianza con quanto accaduto ai tempi dello scorso referendum, che a giugno ha interessato gli argomenti relativi alla cittadinanza e al lavoro. In quel caso, tra l’altro, venne persino coinvolta l’Agcom, che richiamò l’azienda per aver ignorato la par condicio, ovvero quelle serie di normative che mirano all’ugual presenza di ciascun partito politico sul palinsesto televisivo.

Il sospetto nasce quindi spontaneo: perché lo spazio televisivo sembra sempre più ridotto quando si viene a parlare di argomenti scomodi per il Governo?