CATANIA – Il porticciolo di Ognina è oggi l’emblema di un disastro che, secondo gli operatori del settore, si poteva e si doveva evitare. L’ultima violenta ondata di maltempo ha lasciato dietro di sé un bilancio pesantissimo: diversi natanti da diporto e barche da pesca affondati, l’area di rifornimento carburanti completamente distrutta, danni gravissimi a un noto locale della movida giovanile e massi e detriti disseminati lungo l’intero manto portuale.
Le onde hanno superato il molo con impressionante facilità, invadendo l’area interna del porto e dimostrando, ancora una volta, l’inefficacia delle opere di protezione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: imbarcazioni distrutte, attività economiche paralizzate e un’infrastruttura portuale incapace di garantire sicurezza a uomini, mezzi e lavoro.
Un rischio denunciato da anni
Secondo la Federazione Armatori Siciliani, quanto accaduto non può essere archiviato come un evento imprevedibile. La carenza di sicurezza del porticciolo di Ognina, infatti, era stata denunciata più volte nel corso degli anni attraverso segnalazioni, note ufficiali ed esposti.
In particolare, nell’agosto 2025, la Federazione aveva depositato un formale esposto alla Procura della Repubblica, segnalando il concreto pericolo di crollo del molo. Le preoccupazioni erano supportate da riprese video subacquee, che mostravano chiaramente come la struttura fosse scavata alla base, con evidenti fenomeni di erosione e svuotamento dei fondali.
Immagini che oggi diventano prova
Quelle immagini non erano casi isolati. Video e fotografie erano stati realizzati e diffusi dalla Federazione nell’ambito della Campagna di educazione ambientale, un progetto che negli anni ha documentato danni ambientali e criticità strutturali in tutta la provincia di Catania, dal mare alla montagna. Materiale pubblico e verificabile che oggi, alla luce di quanto accaduto, assume il valore di una testimonianza storica di un rischio noto e rimasto senza risposta.
Barche affondate, famiglie in difficoltà
Dietro ogni barca affondata non ci sono solo scafi e motori, ma famiglie, redditi, tradizioni. La pesca e la nautica da diporto rappresentano una risorsa economica e sociale fondamentale per Ognina, oggi colpita al cuore. La distruzione del punto di rifornimento carburanti e i danni alle attività commerciali aggravano ulteriormente il quadro, trasformando l’emergenza in una vera e propria crisi economica e occupazionale.
La richiesta: calamità naturale e accertamento delle responsabilità
La Federazione Armatori Siciliani annuncia che chiederà formalmente la dichiarazione dello stato di calamità naturale e che presenterà ulteriori esposti integrativi in Procura, alla luce dei nuovi e gravissimi eventi.
«Non basta più contare i danni – afferma la Federazione –. Serve lo stato di calamità, ma serve anche fare chiarezza sulle responsabilità: chi doveva intervenire, chi doveva mettere in sicurezza, chi ha ignorato segnalazioni, video ed esposti».
Una domanda che resta aperta
Ognina oggi paga il prezzo di anni di ritardi, sottovalutazioni e silenzi. Dal porto, dai pescatori, dagli operatori e dai cittadini sale una domanda che non può restare senza risposta: era davvero inevitabile arrivare a questo punto?
Quando un disastro è annunciato, non è solo calamità naturale: è anche responsabilità.



