CATANIA – L’allerta meteo diffusa in queste ore riporta al centro un problema cronico e irrisolto: l’insicurezza dei porti e degli approdi pescherecci della provincia di Catania.
Nella serata del 18 gennaio 2026, la Federazione Armatori Siciliani ha ricevuto una PEC ufficiale dalla Direzione Marittima di Catania, richiamando le condizioni meteo-marine avverse e i conseguenti profili di rischio per la navigazione e la sosta in porto. Una comunicazione doverosa, ma che purtroppo certifica ancora una volta un problema strutturale noto da anni.
Porti della Provincia di Catania a rischio, danni prevedibili
Gli armatori segnalano criticità gravi in diversi porti e approdi della provincia, tra cui:
- Porto di Ognina
- Porto di Aci Trezza
- Insenatura di Aci Castello
- Porto di Santa Maria La Scala
- Porto di Pozzillo
- Porto di Riposto – lato peschereccio
Situazione critica anche nel Porto di Catania, in particolare nell’area dedicata al ceto peschereccio, priva da tempo di adeguate opere di protezione. In località come Ognina e Acitrezza, l’assenza di flangiflutti efficaci permette alle onde di invadere non solo le banchine ma persino le strade circostanti, mettendo a rischio imbarcazioni, operatori e cittadini.
Fondi spesi, problemi irrisolti
Negli anni, la Regione Siciliana – Assessorato all’Agricoltura e alla Pesca ha stanziato ingenti risorse pubbliche per interventi sui porti. Risorse spesso consistenti, ma che – denunciano gli armatori – non hanno risolto i problemi reali: opere parziali, interventi frammentati e progetti scollegati dalle esigenze operative dei pescatori.
«Nei prossimi giorni speriamo di non dover fare la conta dei danni subiti dai nostri pescherecci», dichiarano alcuni armatori di Ognina e Acitrezza, consapevoli che ogni allerta meteo si traduce in paura, perdite economiche e rischio per il lavoro di un’intera comunità.
L’appello della Federazione Armatori Siciliani
La Federazione rivolge un appello forte e pubblico alla Regione Siciliana, troppo spesso percepita come:
- assente quando servono decisioni rapide e concrete;
- sorda alle segnalazioni provenienti dal territorio;
- spendacciona in progetti che non producono sicurezza reale.
«Non servono più annunci, studi preliminari o interventi tampone. Servono opere strutturali, efficaci e condivise con chi il mare lo vive ogni giorno», afferma Fabio Micalizzi, presidente della Federazione Armatori Siciliani.
La sicurezza dei porti non è un favore al ceto peschereccio: è tutela del lavoro, dell’economia locale, dell’ambiente e della pubblica incolumità. Ignorare questa emergenza significa accettare danni annunciati.



