Stasera in onda la fiction “La preside” con Luisa Ranieri: tra dispersione scolastica, stato d’abbandono e degrado sociale

Stasera in onda la fiction “La preside” con Luisa Ranieri: tra dispersione scolastica, stato d’abbandono e degrado sociale

ITALIA – Stasera la seconda puntata de “La preside“, la fiction con Luisa Ranieri andrà in onda alle 21:30 su Rai 1.

Stasera la fiction “La preside” con Luisa Ranieri

Grande successo per “La preside“, già nei primi due episodi infatti, il pubblico ha manifestato grande coinvolgimento e apprezzamenti, tranne che per il look della stessa attrice protagonista, Luisa Ranieri, che nella versione “bionda” secondo l’opinione di molti risulterebbe “meno bella”.

La fiction, ambientata in uno dei quartieri più degradati di Caivano, in provincia di Napoli, tratta tematiche come la marginalità di certi ambienti o delle periferie e, a malincuore, si prende in considerazione anche il “far niente” per cambiare la situazione da parte delle istituzioni, per il bene comune e dei cittadini.

La trama della fiction “La preside

Nella trama Luisa Ranieri, nei panni di Eugenia Liguori, preside dell’Istituto Ortese di Caivano, e donna che crede profondamente nei valori che offre la scuola, si batte in ogni modo, anche a seguito di “velate minacce”, per donare ai giovani un luogo migliore, incentivandoli a frequentare e cercando di contrastare la dispersione scolastica.

Già nelle prime scene Eugenia, trovandosi davanti ad uno scenario inimmaginabile per una scuola che si rispetti, è intenzionata a mettere in atto un vero e proprio piano/progetto di riqualificazione, senza però il bisogno di chiedere metaforicamente dei “permessi” al Comune. Innanzitutto “chiama all’ordine” coloro che si sarebbero dovuti trovare sul posto di lavoro, ovvero docenti e personale scolastico.

Le tematiche, dalla dispersione scolastica al contesto di degrado/abbandono

L’Istituto infatti, all’arrivo della preside, risulta deserto e addirittura il cancello è “sigillato” da catene in ferro e chiuso a chiave tramite un catenaccio. Per Eugenia tutto ciò è inammissibile, pertanto convoca chi di dovere, in modo anche da renderli partecipi nella sua grande opera di rigenerazione degli ambienti scolastici.

A svantaggio della situazione, già di per sé complicata, è il contesto ad alta densità criminale e di disagio sociale nel quale è inserito l’Istituto Ortese di Caivano. Infatti, le mura confinano proprio con una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa.

Ma per Eugenia è inconcepibile che la scuola, per lei un ambiente sacro, continui a permanere in un tale stato di degrado e abbandono, pertanto tenta ad ogni costo e in qualunque maniera di smuovere le acque, in modo da ottenere, anche se non subito, un risultato, o perlomeno una risposta al cambiamento, da parte della cittadinanza, ma soprattutto degli studenti.

La determinazione di Eugenia Liguori

La preside Liguori, nonostante le minacce, l’ostruzionismo del personale assenteista, la piena ostilità della comunità locale, e l’inerzia dei servizi sociali, si rifiuta di “mollare” e trova un valido alleato nel Maresciallo Corsi.

Il suo obiettivo è quello di restituire dignità alla scuola e offrire un futuro migliore ai ragazzi, sfidando le logiche corrotte del territorio e dimostrando che è possibile cambiare/evolversi.

Dopo qualche giorno infatti, Eugenia Liguori verrà soprannominata “A pazza“, proprio per il suo modo di vedere le cose e affrontare la realtà, senza timore e pensando di tirarsi indietro, anche a discapito di se stessa, trascurando in parte la famiglia. A risentirne maggiormente infatti è proprio il figlio Andrea, che cova sempre più “risentimento” nei suoi confronti.

In seguito, organizza un video-appello e si reca personalmente, con in mano un megafono e l’elenco degli studenti iscritti, ma che non frequentano, a recuperarli nelle loro abitazioni. Si scontrerà e in un certo senso sarà ostacolata dalla madre di Nicola, GiulianaA Vesuviana“, moglie di un camorrista e che sembra comandare l’intera zona.

Eugenia però non si abbatte, determinata a proseguire nella sua lotta, per migliorare la vita dei giovani, in modo che “un domani”, diventino degli adulti corretti, responsabili e con la testa sulle spalle.