Caso Mancuso, per il gip sussisterebbero corruzione e truffa alla Regione

Caso Mancuso, per il gip sussisterebbero corruzione e truffa alla Regione

CALTANISSETTA – Il Gip del tribunale nisseno Santi Bologna, che ha riportato la propria firma nel decreto di sequestro preventivo circa l’inchiesta sui finanziamenti regionali mirati agli spettacoli nelle province nissene, considera sussistente l’accusa di corruzione ricostruita dalla Procura.

Per Santi Bologna il sistema corruttivo è sussistente, al centro dell’inchiesta Michele Mancuso

Da quanto emerge dal decreto, inoltre, risulterebbe plausibile anche una truffa aggravata ai danni della Regione Siciliana. Frode che si stima possa valere circa 49 mila euro, con sequestri preventivi dal costo di quasi 70 mila euro. Tali accuse dovranno tuttavia essere valutate nel contraddittorio con le difese.

A condurre l’indagine gli agenti della polizia di Stato, supportati da diverse intercettazioni, attività di videosorveglianza e valutazione di documenti e contabili. Gli inquirenti sono così stati capaci di delineare la teoria di corruzione, in opposizione ai doveri d’ufficio, e truffa aggravata, nei confronti della Regione.

Il centro dell’inchiesta sarebbe così la figura di Michele Mancuso, il deputato regionale di Forza Italia, che avrebbe aiutato l’associazione GenteEmergente. Mancuso, secondo la tesi degli inquirenti, avrebbe garantito un contributo pubblico di circa 98 mila euro, sfruttando la legge regionale sul turismo, così da organizzare gli eventi musicali nel Nisseno. L’accusa inoltre dichiara che in cambio, il deputato regionale, avrebbe ottenuto 12 mila euro in contanti, trasferiti tramite tre tranche.

Il ruolo giocato dal commercialista Lorenzo Tricoli, coinvolti anche i nipoti

Tali fondi avrebbero, quindi, arricchito gli spettacoli presenti nel tour “Sballi ravvicinati del terzo tipo”, oltre che un concerto organizzato a Caltanissetta nel settembre del 2024 ma poi rinviato a causa del maltempo.

Gli inquirenti hanno così spiegato come parti delle somme sarebbero state motivate grazie a false fatture, o sovrastimate, per varie attività artistiche, di consulenza ed organizzative. A supporto di quanto riportato emergerebbe anche il ruolo giocato dal commercialista Lorenzo Tricoli, che avrebbe infatti consegnato il denaro al deputato Mancuso.

Tra gli individui coinvolti ci sarebbero anche i nipoti di Tricoli: Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizioli. Quest’ultimi si trovano, infatti, sotto accusa per concorso nella gestione dell’associazione e rendicontazione delle spese