Rifiuti, la Sicilia migliora nella gestione ma nei dati resta indietro

Rifiuti, la Sicilia migliora nella gestione ma nei dati resta indietro

SICILIA – La Sicilia sta lentamente migliorando nella gestione dei rifiuti, ma continua a restare sotto la media nazionale. I dati più recenti diffusi da Ispra nell’ultimo rapporto 2025 mostrano una regione in transizione, con segnali positivi ma ancora fortemente condizionata dal ricorso alla discarica e da un sistema impiantistico incompleto.

La raccolta differenziata cresce in Sicilia

Nel 2024 la raccolta differenziata in Sicilia ha raggiunto il 55,5 per cento. È un dato in crescita rispetto agli anni precedenti, quando si attestava al 55,2 per cento nel 2023, al 51,5 nel 2022 e appena al 42,3 nel 2020. In quattro anni l’isola ha recuperato oltre tredici punti percentuali, ma resta comunque lontana dall’obiettivo nazionale del 65 per cento e anche dalla media italiana, che ormai supera il 67 per cento. Il Mezzogiorno nel suo complesso viaggia attorno al 60 per cento, segno che molte regioni del Sud stanno migliorando più rapidamente della Sicilia.

Dal punto di vista della produzione, il Sud produce in media meno rifiuti del Nord. Il dato medio è di circa 454 chilogrammi per abitante all’anno, contro una media nazionale che supera i 500. Anche la Sicilia rientra in questo quadro, con una produzione pro capite relativamente contenuta. Il problema quindi non è tanto la quantità di rifiuti prodotti, quanto il modo in cui quelli non differenziati vengono trattati e smaltiti.

Conferire in discarica il vero problema siciliano

Il ricorso alla discarica resta infatti il vero tallone d’Achille dell’isola. Nel 2024 in Sicilia erano attive otto discariche che hanno ricevuto oltre 730 mila tonnellate di rifiuti urbani. È uno dei valori più alti d’Italia e colloca la regione ai primi posti tra quelle che continuano a dipendere maggiormente da questo tipo di smaltimento. Ancora più significativo è il dato sugli impianti di trattamento meccanico biologico: la Sicilia è la prima regione italiana per quantità di rifiuti in uscita da questi impianti che finiscono comunque in discarica, con oltre mezzo milione di tonnellate in un solo anno. Questo significa che una parte rilevante dei rifiuti, pur passando dagli impianti di trattamento, non trova sbocchi nel riciclo o nel recupero e viene comunque sotterrata.

Anche sul fronte dei rifiuti biodegradabili i dati mostrano criticità. Nel 2024 ogni siciliano ha conferito in discarica in media 92 chilogrammi di rifiuti organici biodegradabili. L’obiettivo fissato dalla normativa era di 81 chilogrammi per abitante, quindi la Sicilia è ancora sopra il limite, anche se non è tra le regioni peggiori in assoluto.

Gestione dei rifiuti: ecco i dati delle province in Sicilia

Guardando al territorio nel dettaglio, le differenze tra le province e le città metropolitane sono molto marcate. Le aree più grandi, come Palermo, Catania e Messina, concentrano sia la maggior parte della popolazione sia una quota rilevante della produzione di rifiuti. Palermo e Catania, in particolare, continuano a pesare in modo significativo sul bilancio regionale dei rifiuti indifferenziati, perché le loro percentuali di raccolta differenziata restano inferiori rispetto a quelle delle province più piccole. Nelle città metropolitane il porta a porta procede in modo disomogeneo e questo si riflette sui volumi che finiscono negli impianti di trattamento e poi in discarica.

Al contrario, diverse province di dimensioni medio-piccole hanno registrato negli ultimi anni progressi più rapidi. Aree come Enna, Ragusa o alcune zone del Trapanese e del Siracusano mostrano percentuali di raccolta differenziata più alte e una minore pressione sulle discariche. Questo divario interno crea una Sicilia a due velocità, con territori che si avvicinano agli standard nazionali e grandi poli urbani che invece continuano a trascinare verso il basso la media regionale.