PALERMO – “C’è una diffusa azione criminale che guarda a dei modelli che non sono di tipo mafioso, ma di tipo mediatico che rimandano al mondo dei social“: questo l’allarme lanciato dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, intervenuto a margine dell’incontro “Le estorsioni a Palermo: chi paga e perché?” sulla polveriera che sta andando in scena ultimamente allo Zen.
L’incontro è organizzato da Dems, Addiopizzo e Società scientifica degli studi su mafie e antimafia. L’iniziativa cade nel 35esimo anniversario della lettera al “caro estorsore” dell’imprenditore Libero Grassi, pubblicata sul Giornale di Sicilia il 10 gennaio 1991.
Il procuratore De Lucia sulla violenza allo Zen
“Stiamo lavorando in maniera molto seria sul fenomeno dello Zen a Palermo. C’è una grande circolazione di stupefacenti e purtroppo una presenza di armi che non arrivano attraverso un canale identificabile”.
“L’approccio in quel territorio – spiega il Procuratore – deve essere di tipo preventivo, che guardi in qualche modo ad una costruzione sociale, educativa e del lavoro. È chiaro che le forze di polizia, la mia Procura e la magistratura fanno tutto quello che devono fare, ma non ci saranno soluzioni in tempi brevissimi e soltanto attraverso la repressione”.
Il punto sulle estorsioni: “Persistono ma non c’è la terribile situazione del ’91”
De Lucia sul fenomeno delle estorsioni ha affermato: “Non c’è più la situazione terribile del 1991-92 e degli anni successivi. Ci sono zone della città ancora massicciamente investite dalle estorsioni, con le caratteristiche che hanno sempre avuto, ma siccome Cosa Nostra attuale è in difficoltà, esistono spazi di rallentamento del fenomeno e quindi di ripristino della legalità”.



