CATANIA – Scoppia la polemica nel comprensorio ionico-etneo dopo la decisione della Regione Siciliana, comunicata dall’Asp di Catania, di sopprimere l’ambulanza operativa a Riposto e di demedicalizzare il mezzo di emergenza di Mascali. Una scelta che ha immediatamente sollevato forti preoccupazioni tra amministratori locali e rappresentanti politici, per le ricadute sulla sicurezza sanitaria di un territorio già fragile.
L’intervento del sindaco Vasta
A intervenire con durezza è il sindaco di Riposto, Davide Vasta, che definisce il provvedimento “una scelta grave e irresponsabile, che mette seriamente a rischio la salute e la sicurezza di un intero comprensorio”. Il primo cittadino sottolinea come l’area sia già penalizzata dall’assenza di un presidio ospedaliero adeguato, rendendo il sistema di emergenza–urgenza un presidio essenziale e spesso l’unico strumento di tutela per i cittadini.
Vasta critica inoltre il metodo con cui è stata assunta la decisione, evidenziando l’assenza di qualsiasi confronto preventivo con i sindaci e gli enti locali. Una mancanza di comunicazione che, secondo il primo cittadino, aggrava ulteriormente la portata della scelta.
La protesta
I sindaci del distretto hanno già annunciato una riunione straordinaria, convocata per lunedì, per definire le iniziative da intraprendere a difesa del servizio sanitario d’emergenza.
Alla protesta dei territori si è aggiunta anche la presa di posizione della politica regionale. Il ripristino immediato del servizio di ambulanza medicalizzata per le comunità di Giarre e Riposto è quanto chiede Salvo Tomarchio, deputato regionale di Forza Italia.
Le dichiarazioni di Tomarchio
“È inaccettabile che un servizio vitale sia stato interrotto senza rappresentare una valida alternativa alla popolazione e agli amministratori del territorio”, dichiara il parlamentare azzurro. “Mi sono attivato subito con l’Assessorato Regionale e la direzione dell’Asp, per comprendere le ragioni di questa decisione, e ho apprezzato molto la sensibilità e l’impegno a trovare una soluzione urgente e sostenibile”.
Tomarchio ricorda come l’Asp abbia garantito per anni questo presidio, pur trattandosi formalmente di una competenza della SEUS, a dimostrazione della sua reale necessità per il territorio. “Un servizio che effettua circa 400 interventi l’anno non è una statistica: sono persone aiutate e vite salvate. Sospenderlo mette a rischio la salute, se non la vita delle persone. È essenziale riattivarlo al più presto”.
Il deputato regionale chiede ora che le interlocuzioni avviate producano risultati concreti, sollecitando un’intesa rapida tra Assessorato regionale alla Salute, ASP e SEUS, per garantire la continuità operativa del servizio.
“Insieme ai Sindaci del comprensorio ci attiveremo affinché la disponibilità si concretizzi, perché la salute non è negoziabile”, conclude Tomarchio.





