CATANIA – Non si arresta la maratona dell’invincibile superflu, meglio nota come Variante K. Dopo l’effetto Natale – che ha visto una leggera diminuzione dei casi – questa subdola influenza “è rientrata dalle ferie” più aggressiva di prima, mettendo in ginocchio migliaia di italiani. La Sicilia è al timone della classifica delle regioni più colpite, con gente a letto con febbre alta e Pronto Soccorso stremati.
Variante K, il punto contagi e affollamento Pronto Soccorso
Negli ospedali regna il caos. Stando ai dati del Pronto Soccorso del Cannizzaro, il numero di accessi ha superato del 25% la media, tutti per cause riconducibili all’influenza. Allo stremo anche il Pronto Soccorso pediatrico, con bimbi affetti da patologie influenzali come polmonite, insufficienza respiratoria, febbre molto alta che non risponde agli antipiretici.
Aumento del 30%, invece, anche al Pronto Soccorso del Garibaldi; al Papardo di Messina, gli accessi sono cresciuti del 40%, il 30% riguarda pazienti con sintomi influenzali.
Palermo non è esente da questa vera e propria mattanza: l’ospedale Cervello ha registrato, alle 10 di ieri, un sovraffollamento del 210%; al Villa Sofia l’indice ammonta al 223%. Situazione critica anche al Vittorio Emanuele di Gela, nel Nisseno: la soglia di accessi per influenza al Pronto Soccorso e in seguito nei reparti “si attesta tra il 20 e il 30%“, secondo quanto hanno spiegato i sanitari.
L’analisi del dottor Pino Liberti sulla nuova subdola variante: non è stato raggiunto il picco
A preoccupare i cittadini è l’aumento smisurato di un sintomo: la polmonite e, più in generale, le difficoltà respiratorie, che colpiscono soprattutto i più piccoli. Quali, allora, le raccomandazioni e quando è opportuno recarsi in Pronto Soccorso? Lo abbiamo chiesto al dottor Pino Liberti, infettivologo ed ex commissario ad acta all’Asp di Catania per la gestione dell’emergenza Covid.
Il picco dell’influenza K non è ancora arrivato e il dottor Liberti lo conferma. “Non sappiamo esattamente quando”, spiega l’infettivologo, ma “pensiamo che possa verificarsi tra una o due settimane, superata la metà di gennaio”. Si tratta di una variante un po’ anormale rispetto a quelle che siamo abituati a conoscere: “È una variante del virus A/H3N2. Normalmente negli anni precedenti il picco è stato raggiunto in questo periodo; quest’anno non ancora”.
I bambini “nel mirino” delle polmoniti
Un campanello d’allarme – che lo distingue dalla tradizionale influenza – è l’aumento di polmoniti, soprattutto nei bambini sotto i 4 anni. Un paradosso secondo il dottor Liberti: “Nella popolazione generale abbiamo un’incidenza di polmoniti di 14,7 casi ogni mille abitanti: nei più piccoli è tripla, 42 per mille“. Anche se in generale non sono i bambini la fascia più colpita.
Nell’ultima settimana di dicembre si sono registrati oltre 800mila casi di sindromi respiratorie acute. Il dato che desta attenzione è, secondo l’infettivologo, che “di queste oltre il 40%, cioè circa 300mila erano riconducibili a virus influenzali; di questi 300mila più della metà era dovuta alla variante K“.
Meno probabilità che i vaccinati per l’influenza si becchino il virus
Buone notizie per chi si è vaccinato per l’influenza “classica”, che secondo l’esperto è assolutamente più immunizzato anche alla superflu. “Le polmoniti potrebbero colpire maggiormente chi non si è vaccinato, anche se questa variante, nel caso di complicanze polmonari, colpisce soprattutto bambini e anziani”.
Per gli anziani è un fatto previsto, secondo il dottor Liberti, ma è una novità “riscontrare questo tipo di complicanze anche alla fascia dei bambini al di sotto dei 4 anni”.
Recarsi sempre in Pronto Soccorso è sbagliato
Una raccomandazione dell’infettivologo è di non recarsi in Pronto Soccorso se non strettamente necessario, considerando il caos che sta regnando sovrano nei nosocomi siciliani nelle ultime ore a causa dell’aumento degli accessi. “Bisogna recarsi in Pronto Soccorso solo quando i sintomi respiratori sono importanti. Lo sottolineano tutti gli esperti”.
Secondo quanto emerge dai dati, “l’aumento degli accessi ospedalieri dovuti a pazienti con gravi polmoniti da influenza è intorno al 40%: se prima in Pronto Soccorso andavano 100 persone oggi ne vanno 140″. Più frequente è la complicanza polmonare, più gente si reca in Pronto Soccorso.
Una questione interessante sui contagi riguarda le basse temperature. Alcuni esperti sostengono che potrebbe incidere sui contagi ma, secondo il dottor Liberti, “sono gli sbalzi di temperatura che agevolano il moltiplicarsi del virus, non è il freddo in sé a favorire la replicazione virale”.
Perché usare la mascherina ridurrebbe notevolmente i contagi di Variante K
E per cercare di ridurre i contagi, la mascherina si conferma come migliore antidoto, sebbene la si stia usando il meno possibile per tenere il più lontano possibile il fragile ricordo della quarantena Covid. L’esperto ha spiegato che è necessaria, specialmente per chi ha sintomi.
“Chi ha un sintomo influenzale leggero si protegge meno e va in giro senza precauzioni. Utilizzare la mascherina mentre si ha il sintomo significa evitare il contagio a pazienti che magari sono più fragili e che potrebbero contrarre la malattia in maniera più grave”. A raccomandarlo anche la Fimmg, Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale: “In questo periodo fino a quando non arriveremo al picco, che probabilmente sarà subito dopo la metà di gennaio: è meglio, per i fragili e per i sintomatici, andare in giro con la mascherina”.
Farmaci, bocciati gli antibiotici: in cima alla classifica i fans
Un consiglio importante riguarda l’uso (smodato) degli antibiotici. Trattandosi di una malattia virale, l’antibiotico – oltre a essere assolutamente inutile – può essere rischioso. Il dottor Liberti ha evidenziato che si tratta “di un esercizio non congruo: i virus non muoiono con l’antibiotico“. Anzi, moltiplica complicanze legate alla resistenza. “Quando si contrae una malattia batterica, i batteri, per l’utilizzo smodato di antibiotici, sono diventati resistenti”.
“Oggi esistono una serie di batteri resistenti alla terapia antibiotica ‘tradizionale’, prescrivibile a domicilio, e si è costretti alle cure ospedaliere. È da raccomandare di non assumere antibiotici se non si è certi di avere una malattia batterica. Se si somministra solo per una febbre prolungata, considerando che questa sindrome può durare fino a 10 giorni, è sbagliato”.
Va usato in extrema ratio: “In casi di polmonite batterica o complicanza batterica della polmonite virale: può succedere che una malattia virale si complichi con una sovrapposizione batterica; in quel caso va usato, ma in linea di massima no”.
L’esperto raccomanda, in assoluto, i fans non steroidei, come paracetamolo o ibuprofene. “Un altro farmaco interessante è il tamiflu per l’influenza A e B. L’utilizzo dell’antibiotico non solo è inutile, ma può essere anche dannoso. Usare antibiotici contro i virus è un esercizio non congruo: i virus non muoiono con l’antibiotico. L’antibiotico crea resistenza; quando si contrae una malattia batterica, i batteri, per l’utilizzo smodato di antibiotici, sono diventati resistenti“, conclude il dottor Liberti.



