Donanld Trump con il Sequestro di Nicolas Maduro, ha dichiarato: “L’America agli americani, facendo propria la suddetta citazione del Presidente statunitense, James Monroe, nel 1823 in un discorso al Congresso”. La situazione di chi tiene le redini del Mondo intero e che sta facendo diventare “Piccola piccola” l’Unione Europea, ci porta a pensare che gli alti principi del Progresso Civile, nel 2026, rischiano di affondare nel Baratro della Inciviltà, a cura di regimi dittatoriali e, ahimè, di guerre interminabili, che
continuano a soffocare la vita, senza alcuna arrendevolezza.
Ecco, siamo giunti al secondo appuntamento col generale di Corpo d’Armata Giovanni Ridinò, esperto in Strategie belliche, per la sua vasta esperienza professionale e quale già Direttore della Cellula Strategico Militare dedicata ad “UNIFIL” presso le Nazioni Unite in New York.
Signor Generale, buongiorno e rieccoci qui, a trattare un spinoso argomento sullo stato di tensione, in cui si trova il mondo intero e lontano dalla tanto aspirata pace, per non dire che l’inizio di questo nuovo anno, il 2026, fa proprio paura, lontano da una fine bellica e come un’ Araba Fenice, simbolo di Rinascita, si allontana, lasciandoci in un fitto e buio grigiore. Cosa Sta succedendo?
“Gli ultimi accadimenti, con la cattura del presidente del Venezuela da parte degli USA, mostrano una scenario che sembra aver colto di sorpresa i grandi leader del mondo, tanto che hanno espresso alcune rimostranze dal sapore di frasi di circostanza. Quello che sta succedendo, a mio avviso, alza il sipario su un “puzzle” che tende a rimettere a posto alcune celle che erano scivolate sulla tela dei rapporti internazionali. Qualche tempo fa avevo detto che le varie crisi internazionali si inquadravano, secondo il mio modesto parere, in un ritorno alla dottrina delle sfere di influenza che aveva dettato un po’ le contrapposizioni di potere nel mondo tra URSS, da una parte, e USA dall’altra, nel secolo scorso. Dopo la caduta del muro di Berlino questo dualismo aveva subìto un brusco ridimensionamento con la crisi che aveva colpito la Russia e l’apparente predominio degli Stati Uniti che si erano assunti il ruolo di sceriffi del mondo, con risultati non sempre molto positivi. Le democrazie occidentali, l’Europa in particolare, hanno pensato di sfruttare economicamente la situazione correndo a riscuotere “l’obolo della pace” che l’accresciuto potere degli USA poteva garantire, smantellando i propri apparati militari che, nel bene e nel male, avevano garantito una certa deterrenza nei confronti del mondo sovietico. Le guerre in Iraq, per assicurare la disponibilità delle fonti energetiche nella penisola arabica, e quella in Afganistan, dopo l’attentato terroristico alle torri gemelle, hanno mostrato una certa impreparazione americana nel disegnare il post conflitto, con risultati disastrosi che hanno quasi reso inutili gli sforzi, economici, militari ed il sacrificio di vite umane”.
Ed ancora oggi, gli Usa di Trump vestono la divisa di Sceriffi nel mondo, mentre L’Unione Europea subisce crolli economici, pensando solo di inviare armi per sostegno all’Ucraina in guerra. È cambiato qualcosa?
“La dottrina del globalismo ha rimescolato un po’ le carte. L’avidità della grande finanza ha pensato che si potesse guadagnare di più trasferendo la produzione in paesi in cui il costo del lavoro aveva un valore marginale rispetto alla produzione, per massimizzare l’utile. Nel tempo, in modo sprovveduto, l’occidente ha delegato ai paesi emergenti, in particolare Cina, India e sud-est asiatico, la produzione di moltissimi beni, smantellando nel contempo il proprio apparato industriale”.
Così si è assistito, con grande miopia, ad una crescita delle nuove economie mondiali Cina, India, Russia a cui si sono aggiunti anche Brasile e Sud Africa (il cartello dei BRICS) con cui disegnare nuovi rapporti di potenza, economici e commerciali.
“Lo sviluppo tecnologico digitale insieme al “Green Deal”, che mira a sostituire le fonti fossili con quelle a zero emissioni, ha aggiunto un nuovo scenario al già complesso mondo economico industriale. La produzione di apparati sempre più miniaturizzati e la corsa all’uso dell’elettrico, hanno portato in primo piano la necessità di disporre di “terre rare” da cui estrarre gli elementi naturali per la creazione dei nuovi dispositivi necessari allo sviluppo futuro”.
Generale Ridinò, ma in questo scenario del “Green Deal”, ovvero di strategia di crescita, chi sono i veri protagonisti?
“In questo scenario, ritengo, che gli attori principali possono essere indicati in Cina, Russia e Stati Uniti”.
Ecco facciamo un quadro di interessi di ampliamento delle frontiere geopolitiche e ampliamento di poteri per le proprie garanzie di solidità economica e partiamo con la Cina.
“La crescita economica della Cina, diventata la fabbrica del mondo, può essere definita esponenziale ed ha consentito di operare una espansione sui mercati mondiali garantendo risorse sempre crescenti. Da paese in via di sviluppo, con grande lungimiranza, ha investito in ricerca, istruzione ed ha saputo copiare bene le tecnologie occidentali acquisendole e incrementandone le potenzialità sia in prodotti di uso corrente come in quelli a tecnologia più avanzata. L’acquisizione dei nuovi mercati è avvenuta in modo silente con accordi di cooperazione economica, la partecipazione a capitali di impresa nei settori di maggior rilievo per garantirsi il futuro predominio economico. Per raggiungere questo obiettivo la Cina deve garantirsi un approvvigionamento di energia (petrolio, gas naturale), di minerali e metalli, soprattutto quelli strategici per tecnologie avanzate (semiconduttori, software, aviazione) e si sta muovendo verso l’autosufficienza tecnologica, puntando a ridurre le importazioni in settori strategici come i semiconduttori per diventare leader globale anche in questi. La sua penetrazione si configura in forma tentacolare e si proietta, oltre che verso paesi ad ideologia comunista (Russia, Corea del Nord), anche in Africa per il controllo dei giacimenti di terre rare e dei giacimenti di petrolio, con lo sviluppo di infrastrutture (ferrovie, porti, telecomunicazioni) nell’ambito della Belt and Road Initiative (un insieme di progetti pagati dal governo di Pechino e finalizzati alla realizzazione o al potenziamento di infrastrutture commerciali – strade, porti, ponti, ferrovie, aeroporti – e impianti per la produzione e la distribuzione di energia e per sistemi di comunicazione. Il tutto per facilitare e dare ulteriore impulso a scambi e rapporti commerciali tra le imprese cinesi e il resto del mondo). La presenza cinese diventa poi, globale, arrivando fino in Sud America per la disponibilità di flussi di petrolio ed il controllo di nodi essenziali al commercio (canale di Panama) e si proietta nel “nord del mondo”, in particolare nell’Artico, puntando a diventare un attore chiave attraverso la Via della Seta Polare, sfruttando le nuove rotte marittime più brevi per il commercio, investendo in ricerca scientifica, estrazione di risorse (energetiche e minerarie) e sviluppo infrastrutturale, per aumentare la sua voce e influenza strategica in una regione strategica. Anche dal punto di vista militare la Cina è diventata una grande potenza. Oltre ad un esercito di oltre 3 milioni di truppe attive (tra effettivi e riservisti) dispone di una flotta che ha superato nel numero di unità navali quella degli Stati Uniti. Inoltre le forze aeree sono oggi al terzo posto a livello globale. La Cina, infine, dispone di un notevole arsenale nucleare oggi valutato
in circa 600 testate con un incremento annuo di circa 100 testate che la porterà a raggiungere il numero di 1000 testate nucleari entro il 2030″.
Grazie per la sua esaustiva disamina sul Continente Cina. C’è veramente di che preoccuparsi, Signor Generale. Al prossimo appuntamento parleremo di Usa e Russia e vedremo come cambierà a breve la carta geopolitica europea e mondiale.




