PALERMO – L’Ismett di Palermo si trova “sotto i riflettori” per una procedura chirurgica che rappresenta un gigantesco passo avanti nella sanità del Sud. L’équipe dell’Unità di Cardiologia Interventistica, diretta dalla dottoressa Caterina Gandolfo, ha eseguito la sostituzione transcatetere della valvola tricuspide, senza aprire al torace.
L’intervento è durato soltanto 50 minuti e il paziente, in ottime condizioni cliniche, sarà dimesso nei prossimi giorni.
Sostituzione non invasiva della valvola tricuspide all’Ismett di Palermo
“Finalmente possiamo trattare in modo efficace la valvulopatia tricuspidale senza ricorrere alla cardiochirurgia tradizionale”: questo è quanto evidenziato dalla dottoressa Gandolfo, esprimendo soddisfazione per la nuova tecnica con cui trattare i pazienti affetti da insufficienza tricuspidale.
Si tratta di una malattia grave e invalidante, associata ad alta mortalità, per la quale non esistevano terapie realmente risolutive: non a caso, veniva definita la “valvola dimenticata”. Adesso, “i risultati sono sorprendenti: la protesi consente di eliminare completamente il rigurgito valvolare. Ricordiamo che i pazienti con insufficienza tricuspidale severa soffrono sintomi debilitanti: problemi epatici, renali, affanno, edemi o gonfiori e spesso sono costretti a ripetuti ricoveri per scompenso cardiaco”.
“Desidero ringraziare tutta la mia squadra, la direzione di Istituto, la direzione clinica e Michele Pilato, direttore del Centro Cuore per la visione ed il sostegno ai percorsi di innovazione e per la costante collaborazione multidisciplinare che ha reso possibile questo traguardo”, conclude la dottoressa.
Cosa sappiamo sulla procedura effettuata
La valvola tricuspide rappresenta una sfida terapeutica per via della sua conformazione e della collocazione anatomica. Il dispositivo transcatetere Evoque, adottato all’Ismett, nasce proprio per affrontare queste criticità: è costituito da un telaio in nitinol, un rivestimento tessile posizionato a livello intra-anulare e cuspidi realizzate in pericardio.
L’impianto avviene per via percutanea tramite accesso femorale, con avanzamento e posizionamento sotto controllo ecocardiografico fino alla sede cardiaca. Una volta fissata all’anello della valvola, la protesi consente di abolire l’insufficienza e di ristabilire una corretta dinamica valvolare.
Una procedura che garantisce “la sicurezza del paziente e la qualità del risultato”
“Il panorama delle malattie cardiovascolari diventa ogni giorno più impegnativo – spiega Michele Pilato, Direttore del Centro Cuore di Ismett – per la complessità dei pazienti, sempre più anziani e con diverse comorbilità”.
“La disponibilità ad Ismett delle nuove tecnologie e delle strategie di trattamento più avanzate, da quelle chirurgiche tradizionali e mini-invasive a quelle trans-catetere, ci consente di avere diverse opzioni proponibili e di poter selezionare la migliore scelta terapeutica per il giusto paziente, secondo il moderno principio della medicina personalizzata”.
“La condivisione e la discussione dei casi clinici da parte di un team cardiaco affiatato, composto da figure professionali di alta competenza sono garanzia di appropriatezza della procedura, sicurezza del paziente e qualità del risultato“, conclude Pilato.




