I volti della dislessia: le varie tipologie e le possibili soluzioni

I volti della dislessia: le varie tipologie e le possibili soluzioni

CATANIA – Ormai si conosce così bene che la dislessia viene diagnosticata fin dalla prima infanzia.

Test e parametri sono oggetto di studio in recenti pubblicazioni di carattere universitario che applicano in maniera rigorosa con metodi diagnostici sempre più all’avanguardia.

Fra i parametri della valutazione nelle prove somministrate ricordiamo: astrattezza/accuratezza, categoria semantica e categoria grammaticale, struttura morfologica e frequenza d’uso nonché la regolarità come parole con struttura sillabica simile e accento in posizione contrastante.

Le liste di non-parole, invece, devono tener conto dei seguenti parametri: il grado di somiglianza a parole, la struttura morfologica e la lunghezza.

Nel mondo della scuola e nella formazione, in generale, si conosce persino la distinzione fra dislessie periferiche o dislessie della forma visiva della parola, grazie agli studi di di Warrington e Shallice (1980), e in base all’elaborazione del suono o del significato delle parole (dislessie centrali).

Si individuano tre tipi di dislessie periferiche: lettura lettera per lettera, dislessia attenzionale e dislessia da neglect.

In particolare, Làdavas e Pellegrino hanno evidenziato come esistano due tipi di disturbi che sottostanno all’analisi visiva delle stringhe di lettere: in alcuni casi, infatti, si osservava una simultaneo-agnosia e il riconoscimento delle singole lettere intatto; in altri casi, non si osservavano disturbi nell’analisi di due stimoli visivi, ma si notava un deficit nel riconoscimento delle singole lettere.

Possiamo pertanto affermare che esistono diversi disturbi visivi sottostanti alla lettura lettera per lettera, e attualmente ne conosciamo due: l’incapacità di analizzare due stimoli visivi assieme e la difficoltà nell’analisi percettiva delle singole lettere.

Importante, dunque, questa premessa perché quando un bambino o un ragazzo si presenta a scuola porta con sé, il suo mondo e la sua visione, i suoi non-sensi e le sue manifestazioni, il suo modo di vedere, parlare e capire che è consono alla lettura delle cose, delle parole e dei fenomeni, delle risultanze metacognitive e delle procedure cognitive.

Ci si può riabilitare dalla dislessia? La risposta è positiva, se non c’è un danno biologico neurovegetativo e se non siamo in presenza di patologie cerebrovascolari o non ci troviamo difronte a lesioni di un emisfero.

Nella maggior parte delle classi scolastiche italiane, ormai, il numero diagnosticato di dislessici con aspetti di comorbilità  è tendenzialmente aumentato e ciò porta ad una modularità progettuale a favore del successo formativo e di squadra.

Sì, perché recuperi e potenziamento sono possibili solo se il team scolastico ha un forte accordo relazionale e la leadership metodologica è ben distribuita. Crocette, mappe, lavori di burocrazia non possono essere solo sulla carta ma devono trovare spazi emotivi di collaborazione sinergica, mutuo-aiuto e confronti costruttivi.

Ci vuole coesione! Come dimensione relativa ai legami emotivi esistenti tra i docenti, vicinanza in termini affettivi e di comprensione del problema anche per le famiglie, attraverso i vincoli emozionali di relazione esistenti, i confini del rispetto e la gestione delle distanze, le coalizioni, i tempi, la capacità di prendere decisione e di risolvere i problemi.

L’adattabilità o la modularità è sinonimo di successo, del resto arroccarsi a posizione solipsistiche e certe è sintomo di una visione miope della realtà.

Il successo formativo ed educativo porta ad adeguarsi funzionalmente e flessibilmente alle diverse situazioni di sviluppo per poter cambiare i ruoli, le regole relazionali e le strutture di potere educativo e formativo.

Il sentimento di essere apprezzati e valorizzati dall’altro produce un sentimento di gratitudine e complicità, aprendo uno spazio all’intimità cognitiva e relazionale.

Adesso Francesca, Annalisa, Martina, Sofia e Marco sono pronti per l’Università: “Io dislessico? Al primo anno delle Superiori. Ora sono di Esami di Maturità e farò il medico”.

Articolo redatto in collaborazione con la prof.ssa Carmen Valentino