“Il sentiero selvatico” di Matteo Righetto

“Il sentiero selvatico” di Matteo Righetto

Matteo Righetto vive tra Padova e Colle Santa Lucia. Il suo pubblico lo conosce come scrittore, ma egli è anche un docente di Lettere e di Letteratura Ambientale e del Paesaggio presso l’Università degli Studi di Padova.
E non solo.

Matteo Righetto: ricerca e impegno etico per la montagna

Il professore Righetto è un ricercatore Easlce ed è membro del comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness. Nel 2019, la Fondazione Dolomiti Unesco e Fondazione Pordenonelegge gli hanno conferito il Premio Speciale Dolomiti Unesco.

Successi editoriali e traduzioni internazionali

Con un ampio ventaglio di successi editoriali, Matteo Righetto ha scalato le classifiche con le copertine dei suoi libri, tradotti in diverse lingue del mondo. Nel 2022 “La stanza delle mele”, nel 2024 “Il sentiero selvatico” e nel 2025 “Il richiamo della montagna”, questi i tre romanzi che hanno trovato casa nell’aula magna riservata alle penne poetiche.

 

L’uomo e la natura: una fusione inevitabile

L’uomo e la natura, ma se la vocale al centro dei due universi paralleli impone l’accento ispirata da una sottile ambizione, ecco che la distanza tra ramo e radice si annulla nella prevedibile fusione.

Tina Thaler: tra fiaba, boschi e mistero

A Larzonèi, un piccolo borgo delle Dolomiti, una comunità ladina situata alle pendici del Monte Pore, la piccola Tina Thaler, figura letteraria già nota in “La stanza delle mele”, torna a far parlare di sé la sera del 2 novembre 1913, quando la bambina, dieci anni appena, scompare nel bosco per riapparire dopo solo ventiquattr’ore. Tina non ricorda nulla. Il pregiudizio si abbatte su di lei e sulla sua famiglia: Tina è una stria, Tina vive emarginata dalla comunità. L’unico conforto lo riconosce nelle braccia del padre, in cui trova riparo dalla folla che le grida addosso un malessere selvaggio. Lei intanto non fa che ripetere: “Ho solo tanto sonno.”

La montagna come rifugio

Da quel momento, l’evoluzione psicologica che di certo stava cercando un’oasi opportuna per dare libertà alla propria natura, ripara con la bellezza il maltolto delle ore prive di sole.

“Lei stava bene tra boschi, rocce e prati di alta quota, dove non esistevano né Austria né Italia, ma solo quella che per lei era la vera, unica patria: la montagna”.

La natura come unica famiglia

Un padre in guerra e una madre affettuosa come una notte di neve, Tina sente famiglia laddove famiglia non c’è. La natura l’attrae col suo pacchetto d’oro verde vestito: alberi, foglie, sentieri prestati a cornice di suoni e profumi, canti di ugole acute in una primavera di piume.

Il manifesto interiore di Tina

“Io non cerco denaro e non cerco potere. Non cerco le cose del mondo né i sentieri che portano a queste. […] Non cerco fede se non quella nello spirito della Terra. Io non cerco che me. Cerco la verità.”

Il sentiero selvatico: la natura al centro della narrazione

Il lettore fa presto a sommare gli ingredienti elencati fin dalle prime tribolazioni scolpite intorno alla storia: la Natura siede sul trono del romanzo. “Il sentiero selvatico” inoltra un’alchimia cosmica tra Tina e l’aspetto magico delle verdi creature. Le due nature vive si cercavano da tempo, prima di aggiornare il diario delle rispettive mancanze.

Il mistero e il richiamo della montagna

Il richiamo verde cambia la sorte di chi sfida l’esasperazione del proprio io nell’attesa di essere ascoltato. Il pentagramma dei rumori impallidisce il sordo alle antiche leggende germogliate nella storia. Le vette messaggere di acuti silenzi irrompono nel destino per rivoltarlo ancora, e ancora.

Un’aura di mistero avvolge il bel volto della bambina che, da quella breve scomparsa, viene additata come strega del limbo notturno.
Tutte le dicerie fantasiose della comunità di Larzonèi saranno copia di un inferno dantesco, intorno al quale la prima guerra mondiale completa la dissolvenza della pace.

La Natura salva la civiltà. Lavoro facile per i paesi protetti dalle Dolomiti, che con il loro sacro manto bianco offrono braccia di solida roccia alla debolezza degli abitanti. La meritata quiete è grata alla Natura Madre. Non fallirà. Ogni albero, ogni presenza nel bosco ripeterà più volte la sua lezione di vivida essenza, nel caso in cui il verde selvatico di madre docile non dia risposta all’anima sotto pressione.

I sogni di Tina e la guerra

I sogni di Tina sono i rigurgiti della guerra, co-protagonista della cornice socio-politica, allineata alla Natura dalla guida esperta di Matteo Righetto.

“Nei suoi sogni apparvero allora scenari di guerra, uomini straziati dal dolore e altri con atroci ferite… Poi di colpo si ritrovò scalza in un bosco carico di silenzio umano e di pace… Ecco che oltre la selva scorse un prato fiorito, pieno di papaveri rossi. Tina si incamminò ma si fermò di colpo quando la udì di nuovo. Eccola, era sempre quella voce di donna, proveniva da laggiù.”

Matteo Righetto: la montagna come compagna

Da uomo profondamente innamorato della montagna, sua compagna di avventure, riportate nelle copertine leali con la comunità di parole, lo scrittore scompone e ricompone le distanze psicologiche manipolatrici del brevetto di vivere.

Il pacchetto narrativo comprende poetiche suggestioni riesumate dal grembo della Terra, affinché il bivio di verità fuorvianti diventi bussola di certezze.

sara