Lo sfruttamento minorile nell’era dei social.
Sotto i nostri occhi si sta consumando uno scandalo: persone adulte che sfruttano l’immagine di ragazzini, o peggio ancora bambini, per lucrarci sopra.
Tutto ciò avviene apertamente sui social.
Sappiamo bene che gli anni più importanti per lo sviluppo di una persona sono quelli
dell’infanzia e dell’adolescenza, ma ci sono alcuni che non danno molta importanza a
questo, lasciando i propri figli in mano a dei manager che, pur di guadagnare, rendono
ragazzini delle piccole ‘star’, ma a che prezzo?
Questi bambini passano le giornate a fare video da pubblicare su vari social, il cui target
sono proprio i loro coetanei.
Non possiamo tralasciare l’ulteriore problema che si presenta, cioè bambini che hanno in mano un telefono già da piccolissimi e sono sottoposti a video di altri bambini che vivono una vita finta, ‘da social’.
Vengono quindi spinti a bruciare le tappe della crescita ancor più velocemente.
Molti contenuti mostrano relazioni finte, arrivando in alcuni casi alla sessualizzazione di minorenni, e litigi messi in scena: non solo danneggiano i bambini costretti a produrli, ma anche i loro spettatori.
Questo modus operandi, normalizzato nel tempo, alimenta la distopia che sta alla base della crescita delle nuove generazioni.
La relazione che si sviluppa tra questi ‘idoli bambini’ e i loro spettatori è distorta.
Non solo è regolata da contratti stipulati tra genitori e manager, ma fin da piccoli essi sono abituati ad essere diffidenti nei confronti dei loro coetanei per paura che questi possano essere interessati a loro solo per la fama.
Stabilire rapporti di amicizia, che alla loro età sono fondamentali per sviluppare la propria persona e interagire con il mondo esterno, diventa molto difficile.
È risaputo che la fama data dai social è effimera, infatti la ‘bolla’ in cui crescono questi
giovani, composta da visualizzazioni e followers, potrebbe scoppiare da un momento all’altro.
Questo potrebbe creare in loro un enorme disagio.
Abituati fin da piccoli a questa realtà, finiscono per considerarla normale.
Il suo eventuale crollo potrebbe causare problemi di autostima e difficoltà nella costruzione della propria identità, portandoli a credere di non essere nessuno senza i social.
Per questo è importante non lasciare che questi si cullino nella loro realtà finta, isolati dal resto del mondo.
E gli adulti? Come possono permettere che tutto ciò accada, soprattutto i genitori?
La risposta è molto semplice: soldi.
Questi minori vengono portati dai manager ad eventi per farsi notare dagli sponsor, vengono utilizzati per promuovere artisti, resi oggetti di marketing, e vengono sfruttati in tutti i modi, poiché meno attività da parte loro equivale a minori guadagni.
A causa dei contenuti che postano, il cui obiettivo è fare scandalo, le loro vite rischiano di essere distrutte, tutto ciò esclusivamente per il profitto. Ne vale davvero la pena?
Bianca Piera Tiano 5°C – Liceo Classico Statale Nicola Spedalieri – Catania (CT)
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