Al teatro Chaplin in scena “Sfracelli d’Italia” di Nicola Costa, picconate su un sistema marcio

Al teatro Chaplin in scena “Sfracelli d’Italia” di Nicola Costa, picconate su un sistema marcio

CATANIA – “Stavolta non è solo uno spettacolo, ma una ‘cosa’ che serve…”. Con queste parole enigmatiche, insolite e al tempo stesso teatrali, Nicola Costa presenta la sua nuova creatura.

“Sfracelli d’Italia”, un titolo che basta e avanza per rappresentare una dimensione non solo artistica ma attuale, sociale, antropologica che riguarda un intero paese; un sotto titolo “L’Italia s’è desta?” che enfatizza il senso di responsabilità che manca e che un po’ tutti dovremmo imparare ad assumere.

Un nuovo spaccato che prende di mira il sistema, la condizione critica della classe politica, il disorientamento della comunicazione, l’inevitabile e conseguente necessità di rivendicare una dignità sin troppo sopita, stordita, umiliata. A chi gli domanda se il suo modo di far teatro è un modo per far politica, Costa risponde con la sua solita schiettezza e senza necessità di indugio: “Il mio teatro non è mai il fine, ma il mezzo attraverso cui urlare, denunciare, emozionare, condividere. Il teatro è da sempre politica, ma dovrebbe esserlo in modo apartitico e dunque neutrale, oggettivo. Il mio teatro è un’esigenza”. 

Un curriculum di tutto rispetto quello dell’attore e regista catanese, che vanta più di una dozzina testi scritti per il teatro e rappresentati in giro per l’Italia tra teatri, anfiteatri, scuole, istituti penitenziari. Il suo “Sfracelli d’Italia” è un lavoro allestito per il gruppo interpreti del Laboratorio Accademico di Drammatizzazione Permanente del Centro Studi Teatro e Legalità – Accademia D’arte Drammatica di Catania, artisticamente diretta dal 2010 dallo stesso Costa, che ha appena riaperto i termini per le nuove ammissioni.

Un percorso progettuale, filosofico, artisticamente orientato e che non risparmia pugni allo stomaco ed emozioni forti, che coinvolge lo spettatore per i contenuti trattati e che abbatte letteralmente la quarta parete per effetto di una regia attenta ai dettagli, matura, quasi matematica. Un gruppo di interpreti affiatati e consolidati da altri allestimenti convincenti (come non ricordare i tre sold out dell’ultimo “Ritratto di un’Isola” accompagnati da critiche entusiaste ed unanimi da parte di stampa e pubblico) e dalla grande fiducia riversata e rinnovata verso il loro maestro, direttore, regista, amico.

“Penso ad un teatro vero, orientato, contributivo – aggiunge Costa – che sappia dare senza nulla pretendere. L’unico progetto che seguo e di cui mi interessa discutere è quello del lavoro personale e di squadra, all’insegna del sacrificio, della collaborazione, della disciplina, del risultato. Da tutto il resto mi dissocio con naturalezza e senza troppo dispiacere. Ai miei ragazzi chiedo di non recitare, ma di essere. Recitare non serve. Questa cosa lasciamola fare ai politicanti, ai meschini, agli infami. Gli artisti devono saper far altro: devono essere autentici, nudi, credibili. Questo paese, in questo tempo sbandato, ha bisogno di credibilità”.

Parole precise, chiare, tutt’altro che retoriche, esattamente come il suo teatro che non lascia mai nulla al caso e che giustifica un’attesa più che significativa per uno spettacolo che non deluderà, ne siamo certi, le aspettative. In scena: Antonio Amendolagine, Lucia Barbera, Ornella Benenato, Grazia Cassetti, Maricé Fiorito, Irene Galvagno, Noemi La Cava, Caterina La Rosa, Ernesto Magri, Livio Milazzo, Stefania Nibbi, Alessandra Sapienza, Alessandra Vasta. Assistente alla regia: Conny La Cava.

Il debutto è fissato per giovedì 29 giugno alle 20,30 al nuovo teatro Chaplin di Catania (via Raffineria, 41), con repliche fissate per venerdì 30 e sabato 1 luglio (sempre alle 20,30) e domenica 2 con inizio alle 18,30.

Elisa Guccione

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