Catania, lezioni di legalità al liceo scientifico Principe Umberto

Catania, lezioni di legalità al liceo scientifico Principe Umberto

CATANIA – Senza scuola e lavoro non si costruisce alcuna  educazione alla legalità. La scuola ha l’obiettivo di stimolare la crescita di una consapevole coscienza critica antimafiosa nelle nuove generazioni. A tal fine, l’incontro con chi, dell’antimafia, ha fatto uno stile di vita è fondamentale per l’acquisizione di principi e valori fondati sul rispetto del prossimo, delle regole e della convivenza civile.

La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”, cantava Giorgio Gaber nel brano “La libertà”, che la prof.ssa Maria Caramagno, vicepreside del liceo scientifico Principe Umberto di Catania, suggerisce di ascoltare ai suoi studenti durante l’incontro sulla legalità organizzato dal Comitato Antimafia Livatino Saetta.

È l’ultimo appuntamento quello del Principe Umberto, tappa conclusiva di un tour che dall’inizio dell’anno scolastico ha toccato quasi tutti gli istituti superiori del capoluogo etneo ed alcuni anche della provincia, incontrando oltre ottomila ragazzi, con l’obiettivo di sensibilizzare i più giovani alla cultura della legalità e del rispetto per le regole.

Nell’aula magna del liceo tanti i ragazzi attenti ad ascoltare la lezione di legalità tenuta dal presidente del Comitato prof. Attilio Cavallaro e dai relatori, il presidente dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano” avv. Corrado Labisi, il presidente dell’Associazione antiracket “Asia” dott. Salvo Campo, il Commissario della Polizia di Stato dott. Carmelo Cavallaro, la prof.ssa Rosaria Livatino, cugina del magistrato Rosario Livatino, Ugo Tomaselli del Quotidiano La Sicilia.

La mafia si nutre di ignoranza – spiega il presidente Attilio Cavallaroè per questo che bisogna partire dalle scuole, come fece negli anni Sessanta la prof.ssa Antonietta Labisi, che vogliamo ricordare insieme con i grandi magistrati Rosario Livatino, il giudice ragazzino ucciso a soli 38 anni in un agguato mafioso mentre si recava in tribunale; Antonino Saetta, candidato a presiedere il processo d’appello alla cupola mafiosa e ucciso insieme al figlio Stefano; Gaetano Costa, assassinato mentre sfogliava dei libri su una bancarella, a due passi da casa sua, freddato da tre colpi di pistola sparati da due killer in moto. E soprattutto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi ventitre anni fa, nelle stragi di Capaci e Via D’Amelio”.

Eroina della carità e antesignana della lotta alla mafia negli anni Sessanta, Antonietta Labisi, fondatrice dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano” portò assistenza ai piccoli e agli anziani nel quartiere di San Cristoforo, dove operava. Una figura carismatica quella della prof.ssa Labisi per la quale il Comitato Antimafia Livatino Saetta ha consegnato all’arcivescovo di Catania la richiesta di avviare un processo di beatificazione. 

A portare avanti il suo progetto di solidarietà il figlio avv. Corrado Labisi, presidente dell’Istituto Medico Psicopedagogico “Lucia Mangano” di Sant’Agata Li Battiati, struttura d’eccellenza, accreditata presso il Parlamento Europeo (Registro Trasparenza n. 054846014854-49 con sede in Rue Fernand Neuray n. 68 – 1050 Bruxelles).

La mafia più pericolosa – interviene l’avv. Labisiè quella che siede nei posti di potere. Non voglio fare antipolitica, ma dire la verità. Democrazia è partecipazione, e per partecipare è necessario avere una coscienza. Il primo dovere che abbiamo verso noi stessi – continua – è l’onestà. Non possiamo cambiare di certo le sorti della società con questi incontri, ma possiamo collaborare per avere una società migliore”.

A prendere la parola poi il presidente dell’Associazione “Asia” Salvo Campo, da anni impegnato nella lotta al racket delle estorsioni, non solo attraverso la solidarietà, ma anche e soprattutto partecipando al dramma di chi finisce nella morsa del pizzo. “La mafia deve ripulire il denaro sporco che deriva dallo spaccio di stupefacenti – spiega – e perciò prende di mira le aziende. Come per esempio ha fatto con quella di Andrea Tomasich, imprenditore nel settore alimentare stritolato, come tanti, dagli uomini del pizzo, presente anche lui con la sua testimonianza di coraggio e denuncia”.

Gli interventi del commissario della Polizia di Stato Carmelo Cavallaro, della prof.ssa Rosaria Livatino e del vice presidente del Comitato, Ugo Tomaselli, hanno portato a termine la lezione di legalità, coinvolgendo gli studenti che hanno partecipato proponendo interessanti spunti e argomentazioni. La consegna del Premio Livatino alla vicepreside prof.ssa Caramagno da parte dell’avv. Corrado Labisi ha poi suggellato la giornata.

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