Ustioni e “dito a scatto”

Ustioni e “dito a scatto”

Nino Rizzo

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Ho sempre una grande paura delle ustioni soprattutto perché ho dei bambini piccoli. Cosa fare in caso si verifichi una situazione del genere? (G.L.)

Bisogna innanzitutto mantenere assolutamente la calma e va tranquillizzata specie la persona ustionata. Va sciacquata immediatamente la zona colpita con acqua corrente fredda per ridurre la temperatura e non vanno utilizzati i classici rimedi della nonna (olio, burro, patate) che invece peggiorano la situazione. Vanno rimossi anelli, bracciali, orologi, collane nella zona interessata. Sulla zona ustionata non vanno versati alcool o acqua ossigenata. Vanno rimossi gli abiti tagliandoli con le forbici per evitare che vengano a contatto con la zona ustionata. La zona ustionata va medicata con creme al cortisone ed antibiotici e con garze sterili medicate grasse. Le eventuali bolle non vanno bucate assolutamente. Nel caso di ustioni gravi ed estese va chiamata l’ambulanza.

Ho un figlio che vive lontano a cui è stato diagnosticato il dito a scatto. Si tratta di qualcosa di grave? (V.G.)

Il dito a scatto, anche detto tendinite stenosante, è una patologia in cui un dito delle mani rimane in flessione per poi estendersi dopo uno scatto con difficoltà e dolore. È causato da un restringimento della guaina sinoviale che circonda il tendine del dito colpito. Il disturbo in condizioni gravi porta ad un blocco funzionale del dito. Insorge più spesso nella mano dominante e nella maggior parte dei casi colpisce il pollice, il medio o l’anulare. La patologia può colpire più dita contemporaneamente e coinvolgere entrambe le mani. Più interessati sono coloro che per motivi occupazionali o per hobby eseguono azioni ripetitive. I segni ed i sintomi comprendono: gonfiore o rigidità del dito (soprattutto al mattino); sensazione di scatto o schiocco al compimento del movimento di flessione-estensione oppure mentre si afferra saldamente un oggetto; presenza di un nodulo alla base del dito colpito; dolore localizzato sul palmo della mano; dito bloccato in posizione piegata, che si estende improvvisamente oppure, in casi più gravi, che non riesce a completare il movimento di estensione. Fattori di rischio sono: microtraumi alla mano, movimenti di presa ripetuti, pazienti affetti da alcune patologie (artrite reumatoide, diabete, ipotiroidismo). Il disturbo è più comune nelle donne. La diagnosi del dito a scatto è essenzialmente clinica: il medico può diagnosticare il disturbo basandosi sull’anamnesi (storia clinica del paziente) e sull’esame obiettivo. L’esame fisico consente al medico di identificare le zone dolenti, verificare la fluidità dei movimenti chiedendo al paziente di chiudere e aprire la mano. Con la palpazione del palmo della mano, in corrispondenza dell’articolazione metacarpo-falangea, il medico può rilevare la presenza di eventuali noduli sottocutanei, spesso dolenti. La terapia è farmacologica negli stadi iniziali con uso di anti-infiammatori e cortisonici a bassi dosaggi e fisiochinesiterapia; negli stadi più gravi vengono consigliate infiltrazioni con cortisone ma il trattamento risolutivo è sicuramente quello chirurgico.

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