Università e comuni delle province di Catania ed Enna nel Patto per il Simeto

PATERNÓ – “Una struttura snella, efficiente, operativa, che non dovrà però perdere la caratteristica essenziale della rappresentanza delle istanze che provengono dal basso”. È questa l’idea di governance di cui – secondo tutti gli enti e le associazioni che lo hanno costituito – dovrà dotarsi il nuovo Patto per il Fiume Simeto, uno strumento innovativo di pianificazione strategica per la tutela e la valorizzazione del territorio legato al bacino idrografico più importante ed esteso della Sicilia.

Nella sede del rettorato dell’Università di Catania, si è riunito un “tavolo” per valutare i passi da compiere in vista del prossimo obiettivo: giungere nell’arco di un mese all’assemblea costituente del Patto che avrà il compito di stabilire la natura giuridica del soggetto, approvarne lo statuto definitivo ed eleggere i propri organi di governo.

Incontro, al termine del quale, dopo un ampio confronto tra i presenti, è stato individuato un comitato, coordinato dalla prof.ssa Graziella Ligresti dell’associazione Vivisimeto e composto da due sindaci (uno di un comune del catanese, uno dell’ennese), da un rappresentante dell’Università, e da un esponente dell’associazionismo o delle forze sociali.

Riunione patto Simeto 001

L’Ateneo – rappresentato dal rettore Giacomo Pignataro e dai docenti Filippo Gravagno e Laura Saija del dipartimento di Ingegneria civile e Architettura – ha inteso farsi promotore di quest’incontro, come ha spiegato il rettore, per “confermare innanzitutto il proprio interesse e la propria disponibilità a continuare a lavorare su questo progetto, primo esempio di “engaged University”, supportato anche grazie ad una specifica iniziativa di ricerca finanziata dall’Unione europea, mettendo a disposizione conoscenze e competenze”.

E, in secondo luogo, per facilitare e accelerare il dialogo e il confronto fra i comuni che hanno aderito volontariamente (ad oggi Paternò, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Centuripe, Troina, Regalbuto, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Motta Santa Anastasia) e le associazioni impegnate nell’opera di difesa e valorizzazione (Vivisimeto e altre).

Sul piatto c’è un’occasione, forse unica, per dettare le linee di uno sviluppo economico “alternativo” per l’intera area simetina, sostenibile in quanto rispettoso del paesaggio, dell’ambiente e dei beni culturali e storici, e delle istanze sociali.

Un vero e proprio “laboratorio” tecnico-politico ispirato al concetto di tutela proattiva, ossia a forme di tutela che non impongono più vincoli come in passato, ma mettono in campo incentivi per attività e azioni virtuose, e animato da una “visione che va oltre i confini geografici e le identità consolidate”.

“Siamo giunti al momento della concretezza – ha esortato il rettore – ed occorre individuare presto la forma migliore per rendere operativo e stabile questo soggetto, preservando la sua valenza di iniziativa nata dal basso, con il supporto scientifico delle strutture universitarie”.

Sindaci, assessori e consiglieri dei comuni invitati hanno mostrato in questo senso una grande disponibilità, riconoscendo all’unanimità “il ruolo imprescindibile dell’Università e dell’associazionismo”, ed evidenziando l’assoluta necessità che il nuovo soggetto, pur assicurando la rappresentanza delle varie realtà locali, non degeneri nell’ennesimo carrozzone politico che distribuisce poltrone e prebende ma costituisca, al contrario, lo strumento più adatto a fornire risposte ai cittadini e al territorio.

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