Ancora tagli alla Sanità. È ora di investire!!!

Ancora tagli alla Sanità. È ora di investire!!!

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Chi segue le notizie sui media, avrà letto in questi giorni le dichiarazioni del direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, Carlo Cottarelli, che per l’Italia serviranno ulteriori tagli alla spesa sanitaria per altri 5 miliardi di euro. Faccio riferimento a quanto pubblicato dal sottoscritto a fine aprile su questo giornale, che sempre più i tecnocratici economistici vedono il mondo della sanità solo come spesa e adducendo alcuni termini quali LEA (livelli essenziali di assistenza), PDTA (percorsi diagnostici assistenziali), Medicina difensiva, etc.., escludono dalla programmazione sia il mondo sanitario e sia i cittadini.

Quelli non propagandati come tagli lineari, di fatto sono tagli veri per la sanità: se fossero risparmi reimpiegati nello stesso settore allora non ci sarebbe bisogno di ridurre il budget.
Crescerebbe la fiducia se i nostri governanti dicessero, invece, di voler investire in sanità. In quella che è una delle migliori riconosciute. La verità indiscutibile è che la linea del Governo mette in discussione il sistema salute nella sua interezza e la risposta del Ministro alla Salute all’interrogazione dell’onorevole Nicchi del c.a .non lascia tranquilli, sebbene si affermi che si tratta di una manovra che mira all’efficienza del sistema: “efficientamento”, con reinvestimento dei risparmi per l’approvvigionamento di farmaci oncologici o per incidere sul turnover.

Appare evidente come manchi ancora una volta la visione d’insieme del mondo sanitario, posto di fronte a scelte da molti considerate necessarie ma che, senza una politica incentrata su organizzazione e programmazione, funzionano come un pannicello caldo. Lasciando il posto ai fautori della medicina dei protocolli, delle linee guida, e senza che vi sia valorizzazione delle professioni e in particolare del medico. Una valutazione da cui il mondo ordinistico medico non può prescindere, perché si entra nelle dinamiche della professione e soprattutto in quegli aspetti di politica sanitaria, in cui andrebbe inserito a pieno titolo, e in modo proattivo, proprio il medico, visto che il tema è la gestione della salute.

Allora, come procedere per mantenere efficiente il sistema e qualificata l’assistenza?Con tagli lineari o non lineari, in base al piano triennale dei Lea? E la sostenibilità del sistema si fa solo intercettando le spese, in un sistema che invece abbisogna di una saggia amministrazione delle stesse e di una politica di interventi strutturali, o per meglio dire d’intervento? È una questione di scelte di gestione della salute, appunto. Salute che non può essere considerata sempre e solo una voce di spesa, e dunque solo un costo per la collettività, ma occorre che sia elemento di sostenibilità del sistema, ottenuto coniugando, in modo etico e sociale, la salute, bene assoluto, con il concetto di produttività. Un sistema, cioè, che preveda una società in salute e pertanto produttivo e in sviluppo.

Il mondo ordinistico medico non può che essere comunque preoccupato dagli eventi ultimi e non condivide che il mantenimento del sistema salute sia solo legato alla sostenibilità del sistema fine a se stesso.

La sostenibilità è un aspetto fondamentale del sistema sanitario ma non è certo il criterio esclusivo della professione. Se ne riconosce il valore politico e finanziario che si esprime nell’appropriatezza, ma che non può portare la componente ordinistica, e la stessa federazione medica, a considerarlo come unico parametro di riferimento o di giudizio che calmieri l’agire professionale.

E per giunta proprio l’appropriatezza, quale co-fattore d’analisi, non può da solo limitare le scelte della professione e dell’assistenza al cittadino senza che ne risenta la qualità e l’universalità degli interventi. Ma ad essa si associa il valore dell’organizzazione, delle funzioni e responsabilità quale quadratura del cerchio dell’assistenza, questa sì, sostenibile ed elevata. Appare estemporaneo curare per paradigmi ma solo per effettive necessità garantendo la salute in ragione si delle risorse, ma mai abdicando dalla reale necessità di cura. Su questo aspetto si è chiamati al ragionamento ed alla valutazione di merito, perché va modificato l’approccio regionale alle competenze, se non inserite in un ambito di programmazione e formazione universitaria, capaci di affinare e migliorare le capacità del medico e delle professioni sanitarie, a loro volta coinvolte nelle dinamiche di garanzia del sistema della salute.

Quindi non cura parametri, ma riponendo nella pertinenza e nella competenza i sistemi di qualità dei servizi erogati e così rispondendo con autorevolezza alla domanda di controllo della spesa e degli outcome, in cui mal si coniugano minor qualità e minor risultato ma con risparmio. Qualità e completezza degli interventi diventano perciò i parametri di risultato e di risparmio. Ironia della sorte, la volontà di limitare i contenziosi oggi, con la politica seguita da Governo e conferenza Stato-Regioni, diventa volano proprio della medicina cosiddetta difensiva: uno strumento perverso di tutela della salute e dei suoi dispensatori.
Una considerazione cui Governo, Ministero e la stessa conferenza Stato – Regioni devono fare propria, facendo altrettanto proprie le parole del Ministro della Salute, quando ricorda il sistema sanitario nazionale come uno di migliori al mondo. Investendo in sanità e incidendo sulla mala gestione.

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