Spina calcaneare e complicanze dei problemi cardiaci

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Nino Rizzo

Mi è stata diagnosticata la spina calcaneare. Di cosa si tratta e come si cura? (N.I.)

La spina calcaneare (o sperone) è una esostosi, cioè una neoformazione benigna di osso, situata nella zona inferiore del tallone, più fequentemente a livello mediale nel punto in cui ha origine la fascia plantare, più di rado nella parte posteriore. La causa dell’esostosi è l’infiammazione della fascia plantare a livello dell’inserzione sul tallone (entesopatia), che provoca un deposito di sali di calcio e, con il passare del tempo appunto, la formazione della spina calcaneare. Lo sperone o spina calcaneare è una patologia spesso asintomatica e il suo sviluppo è molto lento: quando la si evidenzia nelle radiografie l’affezione è già iniziata da anni. Quando invece è sintomatica si presenta con dolore al tallone durante il carico. Il paziente spesso riferisce che il dolore al piede si acuisce con una determinata tipologia di scarpe o quando rimane scalzo, mentre tende a diminuire con il riposo. All’esame radiografico si può evidenziare lo sperone calcaneare soprattutto nella proiezione laterale; quando non si evidenzia tale processo osseo, è raccomandato di eseguire una ecografia dei tessuti molli circostanti in quanto esiste una stretta correlazione con la fascite plantare che può simulare tale patologia. Il trattamento immediato prescritto consiste nell’applicazione locale di ghiaccio, accompagnato all’uso di una talloniera in silicone, a scarico calcaneare che ha lo scopo di assorbire gli urti, con un’ogiva centrale più morbida in modo da scaricare il carico del tallone lateralmente. Nei casi più resistenti può essere utile la terapia fisica (tecar terapia, ultrasuoni, laser) associata a stretching della fascia plantare, del c.d. tendine di Achille e della muscolatura del polpaccio. Nei casi ribelli a tutti i trattamenti prima detti si ricorre alle infiltrazioni locali con cortisone che nel più dei casi risolvono la riacutizzazione dolorosa.

Sono in terapia con aspirinetta per problemi cardiaci ma dovendo fare una estrazione dentaria mi è stato suggerito dal dentista di sospendere tale farmaco 4-5 giorni prima dell’intervento e di sostituirlo con eparina. Il mio medico di famiglia mi ha però detto che l’eparina con queste indicazioni non è prescrivibile. Mi chiarite il problema perché non ci sto a capire più niente? (R.F.)

È prassi sospendere la terapia antiaggregante con aspirina o la terapia con anticoagulanti prima di interventi chirurgici per minimizzare possibili sanguinamenti e ciò è confermato da consolidata letteratura scientifica. Ma in questo clima di rigido risparmio e razionamento delle risorse ci si lascia andare a volte ad interpretazioni bizantine delle schede tecniche dei farmaci e delle note regolatorie AIFA. Nel caso specifico i dipartimenti del farmaco di alcune ASP, come quello dell’ASP di Catania, ha creduto bene di far pervenire ai medici di famiglia una circolare con cui vieta la rimborsabilità di tali c.d. terapie ponte con eparine in preparazione ad interventi chirurgici, non entrando però nel merito scientifico della prescrizione ma trincerandosi dietro la non erogabilità dei farmaci secondo schede tecniche. Ne consegue la situazione paradossale per cui i medici specialisti ed i MMG sanno che tali farmaci vanno prescritti, anzi debbono essere prescritti, ma lo possono fare solo facendoli pagare ai pazienti, anche a quelli che magari per gravi problemi economici non possono permetterselo e che difatti finiranno per non utilizzarli. Chi risponderà qualora si verifichi una complicazione dovuta alla sospensione di tali terapie antiaggreganti ed anticoagulanti senza adeguata copertura con eparine? I MMG, gli specialisti, i pazienti o i responsabili di tali iniziative di contenimento della spesa? Ai magistrati l’ardua sentenza.

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