Necessaria la partecipazione alle sperimentazioni cliniche

Necessaria la partecipazione alle sperimentazioni cliniche

La medicina generale senza dubbio è un campo privilegiato per la ricerca clinica osservazionale in quanto solo nel suo contesto diviene possibile monitorare la realtà clinica di tutti i giorni. I malati arruolati nelle sperimentazioni cliniche tradizionali, con particolare riferimento agli studi randomizzati e controllati, sono invece soggetti selezionati, che vengono monitorati e sottoposti a verifiche programmate, il che naturalmente li differenzia di fatto dai pazienti che frequentano giornalmente gli studi dei medici di famiglia.

Usando quotidianamente un farmaco non è noto in genere cosa può verificarsi con l’uso prolungato nel tempo ed in particolare cosa succede nella vita reale quando lo stesso farmaco è usato insieme ad altri farmaci, in soggetti poli trattati, perché portatori di più condizioni di malattia. Risulta essere quindi significativamente importante poter avere dati sufficientemente ampi sull’uso dei farmaci durante il comune utilizzo, al di fuori delle sperimentazioni dove si selezionano le persone con singole malattie in quanto con l’esperienza raccolta con l’osservazione dei malati presi in cura dai medici di famiglia, si possono avere formidabili osservazioni cliniche di vita normale con grandi risultati per le persone ammalate.

Tali condizioni non sono possibili nè realizzabili con le osservazioni tratte dalle sperimentazioni sia in campo ospedaliero che accademico. La notevole potenzialità della medicina generale in tal senso dovrebbe essere implementata e trasformata in progetti pratici facilmente realizzabili nel territorio allo scopo di avere dati utili, numericamente rilevanti, nella vita reale con lo scopo finale di raggiungere le migliori pratiche cliniche atte a migliorare la qualità del servizio sanitario ai cittadini.

Di grande utilità per il medico di famiglia è partecipare alle sperimentazioni cliniche, in quanto la ricerca osservazionale nella pratica di tutti i giorni in medicina generale, migliora l’aggiornamento del professionista, lo scambio culturale fra i colleghi, la stessa organizzazione del lavoro ed i rapporti con i malati, senza considerare il maggior rigore che deriva dalla puntuale raccolta dei dati clinici con metodologia precisa e ruolo molto più attivo dei medici di medicina generale.

A fronte di quanto affermato in merito è ancora scarsa la partecipazione reale dei medici di medicina generale alla ricerca clinica scientifica, per ragioni di non ottimali abitudini della categoria nel suo complesso, come d’altra parte non può non rilevarsi come ancora poco diffusa sia rispetto al panorama europeo, la presenza in ambito accademico dell’insegnamento della medicina generale o di famiglia fatte salve le eccezioni fra le quali la Università di Catania.

I medici di famiglia ormai sono presenti nelle commissioni per il giudizio di abilitazione professionale per normativa europea, con attività di tutoraggio per gli studenti della facoltà di medicina e chirurgia. Reputo opportuno rilevare che la medicina di famiglia italiana, pur nella esiguità delle risorse direttamente assegnate, rappresenta la medicina territoriale organizzativamente più presente ed avanzata a livello internazionale, rappresentando ad oggi il più certo e sicuro riferimento dei cittadini sul territorio nazionale sia per la costante presenza ed il libero accesso che per l’enorme mole di risposte sanitarie date ogni giorno alla gente.

Il salto di qualità potrà essere realizzato solo rinsaldando il rapporto con le Università allo scopo non solo di migliorare il sapere pratico di una attività specificamente conosciuta solo dai medici di famiglia ma anche per aprire sempre più alla ricerca ed alla formazione pre e post laurea i medici di medicina generale. Completare la formazione degli studenti universitari di ultimo anno risulta essere significativamente importante ma occorre che il rapporto fra medico di medicina generale ed Università diventi sempre più stabile ed organico al sistema di insegnamento universitario. Non possiamo sottrarre ai neolaureati in medicina e chirurgia la peculiare competenza e la specifica conoscenza dell’attività nel territorio che hanno i medici di medicina generale, i quali in tal modo potranno contribuire attivamente alla formazione, di certo completamente diversa da quella specialistica.

La medicina di famiglia ha quindi caratteristiche e prerogative talmente peculiari da non potere disperdere tale bagaglio di sapere sia teorico che pratico. Occorre rendere allora disponibili i dovuti insegnamenti a quanti avranno voglia o dovranno esercitare in un futuro prossimo la nostra speciale arte professionale di medici della persona. Disperdere tale patrimonio culturale non canalizzandolo ai futuri medici attraverso l’insegnamento universitario, significherebbe sprecare un patrimonio di esperienze che nel tempo verrebbe perduto, così come d’altra parte già verificatosi con i medici condotti, leggendaria figura di professionisti nel territorio, ormai del tutto scomparsi.

Integrare il mondo accademico e la formazione specifica della medicina generale è ormai questione non più procrastinabile. Eccellenza e quotidianità, scienza e sapere pratico solo insieme potranno raggiungere nel tempo il fondamentale equilibrio per realizzare le migliori pratiche cliniche nell’interesse e tutela della salute delle persone malate.

Domenico-Grimaldi

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