Integrazione e sanità

Integrazione e sanità

Domenico Grimaldi

È comune l’affermazione che l’integrazione è interesse delle persone ammalate, tuttavia non sembra che vi sia piena consapevolezza del fatto che la stessa rappresenti l’unica soluzione possibile per sostenere il servizio sanitario pubblico, oggi in notevoli difficoltà economiche.

Per realizzare questa condizione fondamentale è necessario un elevato consenso ed una condivisione fra gli attori del servizio sanitario perché al di là di leggi o regolamenti, la vera integrazione fra gli attori dipende da un cambiamento culturale di tutti. Questa è la ragione per cui, ancora oggi, resta fattore critico del servizio sanitario.

Di sicuro sbaglia chi crede di risolvere tutto con modelli più o meno perfezionati di percorsi in quanto non è solo modellistica ma anche cultura della condivisione. Valorizzare la persona è l’unico metodo perché si tratta del capitale strategico da cui non si può prescindere. Prima del modello occupiamoci dell’uomo, trasformando le conoscenze, competenze ed abilità in patrimonio comune. Non emarginiamo figure professionali escludendole dalle decisioni, piuttosto usiamo un metodo inclusivo, con condivisione dei percorsi, rendendo centrale l’uomo malato.

Le cure primarie rappresentano il primo livello di cure, la prima diffusa protezione sanitaria e la prima risposta al bisogno di attenzione delle persone. Migliorare la dimensione organizzativa vista la complessità dei bisogni e la cronicità rappresenta la sfida del presente e del futuro. Il punto di snodo in tal senso è il distretto, livello organizzativo prossimo al cittadino, a garanzia della tutela della salute attraverso lo sviluppo delle cure primarie e territoriali.

Le spinte autonomistiche regionali hanno determinato forti differenze nell’assistenza per cui il panorama assistenziale del servizio pubblico è variegato con disomogeneità fra le varie regioni e fra le diverse province di una stessa regione. Bisognerà superare la frammentazione degli interventi uniformando ed allineando le linee strategiche di intervento nel territorio nazionale.

Non possiamo permanere in un servizio pubblico con così marcate differenze nella organizzazione sanitaria e fruizione ed accesso non uguale per tutti. La sfida è sviluppare reti territoriali di presa in carico con una organizzazione tale da consentire democratico accesso e promozione della salute oltre che diagnosi e cura. La funzione ed il modello và rivisto adattando il sistema alla emergenza cronicità, alla anticipazione diagnostica ed alla prevenzione. Le cure primarie dovranno cambiare metodologia di intervento, passando dalla attesa all’iniziativa, alla medicina proattiva, in grado di realizzare la presa in carico complessiva della persona malata con garanzia di continuità delle cure, difficile sfida da vincere.

La costruzione di un nuovo modello non può prescindere dalla individuazione di una rete territoriale in grado di favorire la transizione verso modelli di pratica professionale orientata alla promozione attiva della salute, alla prevenzione, alla diagnosi precoce ed al rafforzamento delle risorse personali. Il modello ad oggi utilizzato, nonostante i buoni risultati dati, non è più in grado di conferire alle cure primarie il valore aggiunto dei suoi elementi costitutivi quali equità ed estensività dell’assistenza, accesso democratico, prossimità e per tale motivo si dovrà procedere senza indugio alla valorizzazione del capitale umano.

Solo con la valorizzazione delle persone potremo realizzare i processi integrati di cure.

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