Cassazione: “Se i cani abbaiano insistentemente, ne rispondono penalmente i padroni”

Cassazione: “Se i cani abbaiano insistentemente, ne rispondono penalmente i padroni”

Quanti di noi, soprattutto all’interno dei condomini, si sono lamentati dei vicini che posseggono un cane troppo irrequieto il cui abbaiare arriva oltre la normale tollerabilità? È stato il caso, sottoposto all’esame della Corte di Cassazione penale e deciso con sentenza n. 5613/2017, di una signora siciliana ritenuta colpevole del reato di disturbo e occupazione dei vicini, poiché non era stata in grado di tenere sotto controllo i suoi due cani che, abbaiando incessantemente giorno e notte, avevano esasperato i propri vicini di casa.

A dispetto della difesa della donna che faceva rilevare come, in realtà, le suddette doglianze fossero infondate in quanto frutto di ripicche conseguenti a pessimi rapporti di vicinato intercorrenti da anni, il Supremo Consesso ha ritenuto sussistente il reato di cui all’articolo 659 del codice penale, a tenore del quale: “Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone….è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309 euro“.

Il percorso logico argomentativo sostenuto dagli Ermellini ha evidenziato che “l’attitudine dei rumori a disturbare il riposo o le occupazioni delle persone non va necessariamente accertata mediante perizia o consulenza tecnica, di tal che il giudice ben può fondare il proprio convincimento su elementi probatori di diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti, si che risulti oggettivamente superata la soglia di normale tollerabilità”.

I Giudici di Piazza Cavour hanno, pertanto, sottolineato la non obbligatorietà di ricorrere ad una stima affidata ad esperti onde valutare l’entità e l’effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone, ritenendo sufficienti e attendibili – come nel caso in specie – le deposizioni assunte dai vicini, tutte accomunate da una profonda rimostranza a cagione dell’incessante abbaiare dei due animali domestici.

La Cassazione si è, in definitiva, allineata a quanto già statuito nel 2009 con la sentenza n. 29375 della Prima Sezione Penale che aveva riconosciuto il c.d. “danno da latrato”, con la previsione di una multa di 200 euro per disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e l’accoglimento della richiesta di risarcimento del danno ai vicini. La vicenda in esame si è, dunque, conclusa con la condanna della donna per il reato di cui all’art. 659 c.p. oltreché al pagamento delle spese processuali e della Cassa ammende.

Avvocato Elena Cassella del Foro di Catania

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