Caso Volkswagen, la tutela dei consumatori

Caso Volkswagen, la tutela dei consumatori

Un caso di portata internazionale è quello che da qualche settimana imperversa sui giornali di tutto il mondo: il c.d. scandalo Volkswagen. La famosa casa automobilistica tedesca che ogni anno produce in tutto il mondo milioni di autovetture è stata accusata di aver infranto la legge installando un software per aggirare gli standard ambientali per la riduzione dello smog. Si tratterebbe infatti di un software, creato per nascondere l’emissione di monossido di azoto, capace di rilevare quando la macchina è sottoposta ai test sulle emissioni, in modo da tenere attivo il sistema di controllo sulle emissioni solo in quel preciso lasso di tempo. Negli altri momenti, è l’accusa dell’Epa, i veicoli inquinano molto più di quanto comunicato dalla casa produttrice.

L’azienda ha ammesso che le automobili compromesse potrebbero essere 11 milioni, comprese quelle vendute in Europa e in Italia. L’amministratore delegato di Volkswagen, Martin Winterkorn, il quale si è dimesso a seguito della bufera, ha dichiarato di non aver avuto alcun ruolo sulla questione, ma di aver deciso di accettare la responsabilità delle irregolarità nell’interesse della casa automobilistica.

Ora le domande che da tale vicenda derivano sono molteplici. Quali saranno le conseguenze per la nota casa automobilistica? Che tutela sarà approntata per i consumatori? Il rischio paventato è un ipotetico fallimento dell’industria tedesca, la quale tuttavia, oltre a produrre le autovetture con il proprio marchio, controlla anche Audi, Seat, Skoda, Bentley, Bugatti, Lamborghini, Porsche, Ducati e Scania, e ha partecipazioni e interesse in altri settori. Il gruppo dà lavoro a oltre 600mila persone, e non bisogna dimenticare che il governo tedesco è uno dei maggiori azionisti e l’azienda procura dividendi allo Stato. Pertanto il fallimento non sembra essere una conseguenza concreta.

La tutela offerta ai consumatori invece è ancora, seppur solo in parte, in fase di riflessione. Da un lato la Volkwagen ha annunciato che saranno richiamate fino a 11 milioni di vetture per sostituire il software incriminato, inviando una comunicazione ai clienti. Costo che si aggirerebbe tuttavia oltre i 6,5 miliardi di dollari. A tutela dei consumatori invece si è prontamente mosso il Codacons, il quale ha presentato un’azione di classe in favore dei possessori di auto del Gruppo Volkswagen per danno contrattuale, ma anche di tutti i cittadini per danno ambientale. Secondo l’associazione, la Volkswagen è chiamata in causa per la responsabilità ex contractu, per violazione delle norme su correttezza e buonafede, inadempimento contrattuale, diversità del bene venduto rispetto a quello voluto ed elusione delle norme sulla concorrenza. I clienti avrebbero infatti acquistato un bene diverso da quello voluto e pubblicizzato e pertanto, sulla base di queste motivazioni nei giorni scorsi il Codacons ha depositato il ricorso introduttivo nei confronti di Volkswagen Group Italia presso il Tribunale di Venezia, poiche la sede di Volkswagen Italia Spa è a Verona. I cittadini ed i possessori di una delle vetture incriminate potranno partecipare gratuitamente alla Class Action nel caso il Tribunale lo accettasse o potranno preaderire, in attesa della pronuncia del Tribunale sulla ammissibilità, compilando i moduli pubblicati sul sito dell’associazione medesima, e potranno conseguentemente chiedere il risarcimento dei danni patiti in relazione agli illeciti subiti, alla perdita di valore dell’automobile, al danno esistenziale da inquinamento involontario. Ciò avrà come conseguenza diretta ed inevitabile che i rappresentanti della filiale italiana del Gruppo tedesco saranno chiamati davanti ai giudici per rispondere alle richieste di risarcimento. La data è fissata per il prossimo 11 febbraio 2016.

Ma oltre ad un interesse specifico del singolo acquirente, ad essere stato leso è anche un interesse collettivo. Secondo il Codacons infatti, la Volkswagen avrebbe la responsabilità per la violazione del diritto ad un ambiente salubre che, evidentemente, è estendibile a tutta la vasta platea dei cittadini residenti nei Paesi in cui sono state vendute automobili che parrebbero essere costruite in violazione dei limiti massimi di emissione. Il danno, per il singolo utente, si configura sia in termini di acquisto di un mezzo diverso da quello voluto che come pregiudizio derivante dalla circostanza di dover subire quotidianamente emissioni nocive ed aver paradossalmente ed inconsapevolmente immesso nell’ambiente sostanze tossiche, in una percentuale superiore rispetto a quella prevista dalla legge.

La vicenda passa quindi dalle strade ai Tribunali e bisognerà attendere l’inizio del prossimo anno per leggere in che modo i legali dell’azienda tedesca cercheranno di ridurre le conseguenze che la bufera di queste settimane ha trascinato con sé.

Avvocato Elena Cassella del Foro di Catania

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