Imu & Tasi, un altro giro di giostra

Imu & Tasi, un altro giro di giostra

A volte ritornano. Imu e Tasi sono pronte a riaffacciarsi sulla platea degli oltre 8.000 Comuni italiani per riscuotere l’obolo dell’acconto, ovvero il 50% dell’imposta complessiva dovuta nell’anno. L’appuntamento è fissato per il 16 giugno, quando possessori di prime, seconde e terze case, ma anche di immobili strumentali, dovranno accodarsi in banca o alla posta per versare la loro prima rata. Quindi è bene prepararsi.

L’occhio va certamente buttato alla delibera del Comune (da ricercare nel sito del Dipartimento Finanze), perché se il Comune, già per l’acconto del 16 giugno, dovesse fare in tempo a “sfornare” una delibera Imu-Tasi valida per il 2015, questa dovrà essere la base da cui partire per il calcolo; altrimenti, com’è molto probabile che accada, se non dovesse esserci nessuna delibera, le aliquote cui fare riferimento per entrambe le imposte saranno quelle stabilite nel 2014 (salvo poi rifare il calcolo con le aliquote 2015 quando per il saldo finale la nuova delibera sarà già stata approvata).

Quanto alle abitazioni principali, coloro che avessero ancora dei dubbi sulle regole applicative della Tasi, devono considerare, in buona sostanza, che queste sono le stesse dell’Imu. Le “uguaglianze” Imu/Tasi cominciano infatti già dalla definizione del concetto di abitazione principale, cioè l’immobile in cui si hanno sia la dimora abituale che la residenza anagrafica, e proseguono con la procedura di calcolo della base imponibile, sulla quale sarà poi applicata l’aliquota di riferimento: sarebbe a dire la rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per 160 (sia per l’abitazione che per la pertinenza). L’entità dell’acconto, come di tutta l’imposta, andrà ovviamente rapportata ai mesi di possesso. Un conto, infatti, è una casa posseduta per 365 giorni, dal 1° gennaio al 31 dicembre, un altro conto, invece, è una casa acquistata il 1° aprile. Nel primo caso, quindi, il contribuente possessore dovrà calcolare l’imposta per tutti e 12 i mesi e versare a giugno il 50% del totale (sottraendo la metà dell’eventuale detrazione, che i Comuni sono obbligati a introdurre in caso di aliquote standard maggiorate col balzello dello 0,8 per mille); mentre chi ha acquistato l’abitazione solo ad aprile dovrà rapportare il possesso annuo soltanto ai 9 mesi da aprile a dicembre e dividere per due.

Imu e Tasi 2

Vi sono poi quei “casi particolari” che con l’arrivo della Tasi hanno fatto riemergere gli stessi dubbi nati ai tempi dell’Imu. C’è ad esempio la situazione dell’ex coniuge cui viene assegnata la casa coniugale a seguito della sentenza di separazione o divorzio. In tal caso, come valeva per l’Imu, l’unica persona soggetta al versamento del tributo sarà lo stesso coniuge assegnatario, in qualità di titolare del diritto di abitazione. È dunque da ritenersi che sia così anche per il coniuge superstite con diritto d’abitazione nell’ex casa coniugale condivisa un tempo con il de cuius.

L’impianto Imu viene inoltre mantenuto nel calcolo delle pertinenze abbinate all’abitazione principale, che devono essere al massimo una per ciascuna delle seguenti categorie catastali: C/2 C/6 e C/7. Ne deriva quindi che un contribuente detentore di due pertinenze accatastate ad esempio in C/6, deve scegliere necessariamente su quale delle due applicare il calcolo della sola Tasi, mentre sull’altra sarà tenuto a pagare sia la Tasi che l’Imu con aliquote seconda casa. La “fotocopia” del regolamento Imu la troviamo infine sugli immobili in comproprietà, ma con utilizzo diverso tra i possessori. Ciascuno in questo caso pagherà la Tasi in funzione della sua quota di possesso e applicando l’aliquota prevista per l’utilizzo che viene fatto dell’immobile. Ipotizzando quindi che un immobile sia suddiviso al 50 e 50 fra due fratelli, e che soltanto uno di loro lo utilizzi come propria abitazione principale, ecco che il secondo fratello pagherà la sua quota di tributo in funzione dell’aliquota sulle seconde case, mentre il primo, abitandovi, potrà applicare l’aliquota sulle prime case.

La Tasi, però, introduce un elemento nuovo rispetto all’Imu. Difatti, a differenza dell’Imu, dovuta esclusivamente dai possessori dell’immobile, il nuovo tributo chiama alla cassa anche gli eventuali utilizzatori delle seconde case locate. Se questa è certamente una buona notizia per i proprietari, che non saranno così costretti pagare il 100% della tassa, la stessa cosa non può dirsi per gli inquilini. Dev’essere il Comune a scegliere in quale misura gli utilizzatori dovranno pagare l’imposta, ma la legge nazionale offre comunque una forbice di riferimento standard che varia tra un minimo del 10 e un massimo del 30 per cento (se il Comune non si pronuncia, l’occupante dovrà versare il 10%).

Ovviamente non saranno ammessi pagamenti cumulativi su un unico F24, ma ciascuno dovrà provvedere al proprio. Resta infine da precisare che in caso di seconde abitazioni locate, gli occupanti, pur utilizzando l’immobile come prima casa, dovranno adattarsi a pagare la loro parte sulla base dell’aliquota applicata al possessore. In questo caso, quindi, la scissione del prelievo che avviene per gli immobili in comproprietà, ma con utilizzo diverso fra i titolari, non può applicarsi agli immobili che sono posseduti da persone diverse da quelle che in effetti li abitano. In un Comune, allora, che abbia deliberato un’aliquota Tasi del 2,5 per mille sulle abitazioni principale e dell’1 per mille sulle seconde, gli occupanti, come i possessori, verseranno la loro quota calcolandola sulla base dell’1 per mille.

Inoltre, su tutti gli immobili non prima casa il versamento della Tasi si incastra con quello dell’Imu. La Legge di Stabilità 2014 ha infatti fissato una soglia complessiva di prelievo che per l’Imu e la Tasi sulle seconde case non può oltrepassare il 10,6 per mille oppure l’11,4 per mille in presenza della maggiorazione dello 0,8 da distribuire fra le aliquote di prime e seconde case oppure da concentrare esclusivamente su una sola tipologia di aliquota. In questi casi, dunque, si potrebbero avere molteplici soluzioni: ad esempio una Tasi al 3,3 per mille sulle prime case (2,5 + 0,8) e un’accoppiata Imu-Tasi ferma al 10,6 per mille sulle seconde; o viceversa una Tasi ferma al 2,5 per mille sulle abitazioni principali e un’Imu-Tasi all’11,4 per mille sugli altri immobili (10,6 + 0,8); la terza strada possibile, invece, potrebbe essere quella della spartizione, a libera scelta dei Comuni, dell’ulteriore 0,8 per mille fra prime e seconde case (ad esempio lo 0,4 per mille da una parte e dall’altra, oppure lo 0,3 per mille da una parte e il restante 0,5 dall’altra). Se quindi in un dato Comune gli immobili non prima casa si trovano con una Tasi pari a zero, vuol dire che l’Imu su quegli stessi immobili potrebbe aver già raggiunto il livello del 10,6 per mille e che sulle abitazioni principali l’aliquota Tasi potrebbe essere stata maggiorata dal 2,5 per mille al 3,3 per mille.

Per qualunque informazione, o se ci fosse bisogno di assistenza nel calcolo dei tributi Imu/Tasi, le sedi periferiche CAF ACLI aperte in ogni provincia sono a vostra disposizione.

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