Sicilia, una Regione in mano ai petrolieri: via libera del Senato alle trivelle

Sicilia, una Regione in mano ai petrolieri: via libera del Senato alle trivelle

SCIACCA – Il decreto Sblocca Italia è passato in Senato e per la Sicilia si apre il pericolo delle trivellazioni selvagge dei fondali marini isolani. Il Movimento Cinque Stelle ha dato battaglia a palazzo Madama contro il decreto – votato con lo strumento della fiducia – usando tutti i mezzi, istituzionali e non.

In aula si sono viste scene inedite: il senatore Puglia si è sdraiato sui banchi del governo, con le mani sporche di inchiostro per indicare il petrolio, per impedire la votazione. Alcuni onorevoli hanno dovuto letteralmente scavalcare il muro umano dei pentastellati e si è proceduto ad un’insolita votazione dal posto.

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La protesta dei grillini

“Mani sporche di petrolio. Non saremo complici di questo disastro annunciato. #SfasciaItalia”. Così, con un tweet, la senatrice del M5S Paola Taverna ha spiegato le ragioni della protesta. A stretto giro di posta ha risposto Stefano Esposito del Pd, che ha definito i grillini “i nuovi fascisti”.

Al di là delle gustose cronache parlamentari lo Sblocca Italia porterà la Sicilia ad essere meta ambita dei petrolieri. Visti i disastri di Gela, Milazzo e Priolo ne abbiamo davvero così bisogno?

Un articolo del decreto porrà in essere delle “misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali” e le Regioni avranno meno voce in capitolo in tema di ricerca di idrocarburi, a dispetto della tendenza mondiale volta alla ricerca della cosiddetta energia “green”.

In sostanza il decreto agevola la trivellazione del petrolio che giace nei nostri mari.

Anche Fabio Granata di Green Italia si è schierato con fermezza contro le trivellazioni: “Con il decreto Sblocca Italia il governo vuole rendere più facile estrarre idrocarburi nei giacimenti presenti sul territorio nazionale e siciliano. Lo sfruttamento degli idrocarburi riveste “un’importanza strategica”, recita il testo del decreto e lo stesso vale per i gasdotti, i rigassificatori, i depositi di stoccaggio del gas naturale (compresi quelli sotterranei). Insomma si punta tutto sui combustibili fossili. Nonostante le fonti rinnovabili coprano una quota sempre maggiore del fabbisogno energetico della penisola, e nonostante le riserve fossili presenti nel nostro Paese, secondo gli stessi dati del ministero dello Sviluppo economico, sono ben poca cosa: insomma si vuole mettere in pericolo il nostro territorio, il paesaggio, i nostri mari senza alcun beneficio ma pregiudicando un’altra idea di sviluppo basato sul turismo, la bellezza, la cultura, l’innovazione, l’agricoltura”.

“Noi ci schieriamo – afferma Granata – a fianco dei comitati no triv, dell’imprenditoria italiana innovativa che lavora per un futuro energetico meno caro e più pulito, e alle migliaia di cittadini consapevoli decisi a difendere i propri diritti, il proprio territorio, i propri luoghi dell’anima”.

Inoltre alcuni studiosi – come Mimmo Macaluso – hanno spiegato che “è assurdo e criminale, trivellare un mare che come un campo minato, è disseminato di sacche di metano pronte ad esplodere e fare crollare piattaforme petrolifere, come è successo nel 2010 nel golfo del Messico o a Java nel 2008”.

Il deputato regionale del M5S Giampiero Trizzino ha affermato che “si tratta di una norma estremamente pericolosa che, nei fatti, vanifica tutti gli sforzi che in Regione possiamo fare a difesa del territorio e di fatto cancella 40 anni di evoluzione del diritto dell’ambiente, da Stoccolma, a Rio de Janeiro, a Kyoto. Tra l’altro, alcune disposizioni sono in aperto contrasto con direttive europee, oltre che assolutamente illegittime, per avere eliminato la procedura di valutazione di impatto ambientale”.

All’Ars è stata presentata pure una mozione, prima firmataria Valentina Palmeri, per chiedere lo stop di tutte le trivellazioni in Sicilia e per evitare potenziali rischi sismici.

Ma nonostante una risoluzione dei pentastellati approvata a Montecitorio (avente come prima firmataria Claudia Mannino) che impegnava il governo a focalizzare l’attenzione sul vincolo al rischio sismico delle aree e a prevedere istruttorie per le perforazioni in mare e in terraferma, l’esecutivo Renzi è andato avanti.

Vi sono già richieste di permesso a sud di Lampedusa e nei pressi delle isole Egadi. Inoltre vi è un permesso di ricerca, nella fase di valutazione di impatto ambientale che prevede la trivellazione di un pozzo petrolifero denominato Vela 1, la cui area di influenza ricade all’interno delle 12 miglia e che si trova di fronte alla costa di Capo Bianco, protetta dalla riserva Naturale della Foce del Fiume Platani.

In più altre richieste di permesso sono localizzate a Licata, Pozzallo e Scicli. Tutti nei pressi di aree marine protette, parchi, porti e città turistiche. Da siciliano chi avrebbe potuto votare una norma del genere?

Qualcuno l’ha fatto – chi per convinzione, chi per spirito di partito – e i loro nomi sono: Beppe Lumia, Corradino Mineo, Pamela Orrù, Amedeo Bianco, Anna Finocchiaro e Venerina Padua del Pd; Renato Schifani, Marcello Gualdani, Simona Vicari, Bruno Mancuso, Giuseppe Marinello, Salvatore Torrisi e Pippo Pagano dell’Ncd.

Quest’oggi a Licata – con l’organizzazione di Giuseppe Sicilia – il M5S sarà a Licata in corteo dal Piazzale della Chiesa del Carmine a partire dalle ore 10,30 e parteciperanno, fra gli altri, Mario Giarrusso, Maria Marzana e Valentina Palmieri. Altro corteo si terrà a Pantelleria, alle ore 9, con partenza dal porto. Tra i presenti il senatore pentastellato Vincenzo Santangelo.

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