La scommessa perduta dei Fondi Europei per la cultura: in fumo 22 milioni

La scommessa perduta dei Fondi Europei per la cultura: in fumo 22 milioni

PALERMO– La Sicilia ha perso 22 milioni di euro dei fondi europei destinati alla cultura. 22 milioni persi per mancata progettualità, per assenze ingiustificate dei reali protagonisti politica culturale siciliana. 

Ma cosa sono i fondi strutturali europei: i fondi strutturali sono gli strumenti di intervento creati e gestiti dall’Unione europea per finanziare vari progetti di sviluppo all’interno dell’Unione europea. Gli obiettivi principali dei fondi strutturali sono tre: la riduzione delle disparità regionali in termini di ricchezza e benessere, l’aumento della competitività e dell’occupazione e il sostegno della cooperazione transfrontaliera.

L‘articolo 174 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) sancisce che, per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale al suo interno, “l’Unione deve mirare a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e il ritardo delle regioni meno favorite o insulari, e che un’attenzione particolare deve essere rivolta alle zone rurali, alle zone interessate da transizione industriale e alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici”.

Fondi, quindi, che servivano per rimettere la Sicilia, ed in particolare la cultura siciliana, in una condizione di “convergenza” ma anche di “competitività” con le altre regioni non solo Italiane ma, soprattutto, europee.

La denuncia dell’ex assessore regionale ai beni culturali Mariarita Sgarlata è molto chiara: “Di queste somme, 9 milioni erano destinati a riqualificare la Neapolis di Siracusa, 4 milioni per il parco archeologico di Kamarina.  In bilico anche 1,6 milioni per Segesta. Altri 11 milioni sono a rischio se non saranno spesi entro marzo, grazie comunque a una proroga concessa da Roma.  9 i milioni che perde Cava d’Ispica.  Resto profondamente convinta che l’amministrazione regionale non possa affrontare un ciclo di programmazione europea, contando esclusivamente sulle sue forze. Solo un grande patto con le Università e con gli enti di ricerca siciliani potrà garantire gli obiettivi della programmazione 2020. In assessorato ci sono protocolli d’intesa e convenzioni che basta solo mettere in atto; sulla scia della regione Puglia avevo proposto un protocollo d’intesa con il Consiglio Nazionale delle Ricerche che ritengo vitale. A fronte di un’avarizia complessiva e una miopia nella gestione del patrimonio con fondi regionali si registra una straordinaria generosità nell’erogazione dei fondi per le IDP (iniziative direttamente promosse dall’assessore), capitolo che ha registrato un’impennata particolare nel 2015, pari a 2 milioni e mezzo, destinati a eventi, sagre e feste in Sicilia e mirato ad alimentare la politica clientelare nei territori a fini elettorali. Pensavamo di esserci liberati da queste dinamiche ma siamo ancora dentro fino al collo“.

Durissima la posizione di Gaetano Bonetta, assessore alla Cultura del comune di Vittoria: “Si sta consumando un misfatto morale e culturale ai danni della storia, del  presente e del futuro della nostra area iblea e delle sue popolazioni, dopo la notizia che il museo archeologico di Camarina e l’area di Cava d’Ispica hanno perso il finanziamento di 6 milioni di euro. Lungaggini burocratiche e amministrative, insipienza e inettitudine – aggiunge Bonetta – non consentiranno alle nostre istituzioni archeologiche di poter usufruire di sei milioni di euro, quali fondi europei stanziati a favore di Camarina e di Cava d’Ispica. Da qui a qualche mese, infatti, scadranno i tempi utili per la presentazione del piano di realizzazione che non è stato approntato dalle competenti autorità regionali e che, quindi, ci costringerà ad assistere all’ennesima volatilizzazione di una fantastica opportunità per valorizzare quelle risorse archeologiche, storiche, artistiche, ambientali e culturali che sono il nostro patrimonio più grande. E tutto ciò passa quasi sotto silenzio. È opportuno che tutte le amministrazioni iblee – conclude  – si facciano promotrici in maniera individuale oppure coordinata di iniziative di viva protesta e di proposte realistiche per porre i rimedi necessari e, quindi, poter recuperare i fondi che rischiano di ritornare a  Bruxelles».

Dopo le polemiche sorte in seguito alla nomina dei “direttori stranieri” forse sarebbe il caso di soffermarci maggiormente a come progettare e rendere davvero competente la nostra regione e i nostri musei, cercando di non perdere l’appuntamento con la programmazione 2014/2020.

 

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