Pd spaccato, Bianco ricuce : “Rimpasto per il rilancio”

Pd spaccato, Bianco ricuce : “Rimpasto per il rilancio”

PALERMO – Gli stati generali degli amministratori del Pd si sono tenuti nella giornata di ieri a Palermo: un’occasione per fare il punto tra le varie anime di un partito in cerca di una direzione univoca. Il presidente Rosario Crocetta, non era presente all’iniziativa dem.

Tra l’ala cuperliana – più fedele alle tradizioni di sinistra – e quella renziana si è creata una frattura ancora non sanata. Da una parte gli ortodossi di sinistra vorrebbero un rimpasto corposo di giunta, dall’altra i renziani nicchiano e chiedono di indicare i loro nomi per la presidenza delle commissioni dell’Ars adesso in mano ai cuperliani.

In più il carico da undici è rappresentato dalla richiesta del Megafono di far confluire i propri deputati regionali all’interno del gruppo democratico: una mossa di Crocetta da prima repubblica per garantirsi una maggiore solidità politica in vista delle mozioni di censura nei confronti degli assessori Scilabra e Vancheri.

Simbolo di un trasformismo politico che sconfina da destra a sinistra è l’ex sindaco di Ragusa e adesso deputato del Megafono Nello Dipasquale. Cresciuto democristiano e poi divenuto sindaco sotto le fila del centrodestra aveva rappresentato la classe rampante degli amministratori forzisti. Dopo aver mollato l’area di destra ha creato un proprio soggetto politico (Territorio) e, ricalcando i refrain autonomisti di Lombardo in salsa provinciale, aveva strizzato l’occhio anche al presidente del Palermo Maurizio Zamparini. Poi la folgorazione sulla via di Damasco per mano di Crocetta e del suo Megafono.

Adesso Dipasquale si dice renziano convinto e ha anche provveduto alla richiesta di iscrizione online per il Pd, con tantissimi mal di pancia all’interno del partito. Fausto Raciti, segretario regionale dem, ha cercato di smorzare le tensioni durante il conclave di ieri affermando di aver posto in essere “un confronto sui problemi concreti della Sicilia e dei siciliani, che ha fatto emergere le istanze e le necessità di tanti amministratori che vivono una condizione di oggettiva difficoltà e che sono costretti ad affrontare un’emergenza al giorno”.

“Un dibattito su questioni di merito – prosegue Raciti – che stringono in una morsa centinaia di comuni dell’isola: il gruppo parlamentare del partito democratico all’Ars deve portare avanti nel migliore dei modi, all’interno del parlamento regionale, le istanze emerse nel corso di questa giornata. A differenza dei dibattiti spesso rappresentati e semplificati solo in termini di polemiche e correnti – conclude Raciti – oggi il Pd ha dimostrato di essere un partito attento ai problemi reali e quotidiani della Sicilia”.

Diciamo che a dispetto delle parole del segretario Raciti le “polemiche e le correnti” sono state una costante di questo partito che si è diviso pressoché su tutto lasciando la Sicilia nel guado per parecchio tempo: dall’alleanza – contestatissima da parte di alcune “correnti” – con Raffaele Lombardo sino ai giorni nostri di tensioni crocettiane.

Sull’imminente votazione della mozione di sfiducia il segretario ha glissato: “Abbiamo detto con chiarezza che sarebbe meglio non mettere il Pd nell’imbarazzo di discutere ed eventualmente votare la mozione di sfiducia ad un assessore che non è stato indicato dal Pd ma che è iscritto al partito. Vedo un allarme straordinario su questa questione dell’assessore Scilabra ma non lo vedo su una vicenda che dovrebbe mettere tutti in allarme: lo stato dei conti della regione. Se dobbiamo discutere di questioni vere parliamo di quelle che stanno a cuore a tutti i cittadini”.

L’intervento del sindaco di Catania Enzo Bianco ha concluso l’evento e ha tracciato, probabilmente, la linea delle “colombe” del partito. Il primo cittadino etneo ha paventato “una soluzione equilibrata per la vicenda regionale che permetta al Pd e al governo di ripartire trovando un percorso comune, riprendendo la linea scelta all’unanimità dall’ultima direzione regionale concordata con il vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini”.

Per Bianco occorre ai democratici una precisa agenda politica perché “non può appassionarci la divisione tra cuperliani, renziani o crocettiani. Né le posizioni precostituite, negative o positive, sull’ingresso di altri deputati nel gruppo Pd, che va valutato caso per caso a secondo delle storie personali e dell’adozione al progetto dei democratici”.

Il sindaco di Catania ha chiesto interventi urgenti per snellire la burocrazia regionale, per utilizzare al meglio i fondi europei e per recepire la legge Delrio. Ma il passaggio politicamente più pregnante è la richiesta di “una collaborazione equilibrata e chiara tra governo e partito democratico”.

“Il Pd completi la squadra attorno al segretario regionale – ha affermato Bianco – e lavori per riposizionare la proposta politica da presentare al governo, aiutandolo nel rilanciare la Sicilia, e nello stesso tempo il governo agevoli questo processo nell’interesse dei siciliani. Non possiamo più perdere tempo”.

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