Centrodestra al “traino” di Musumeci verso le “primarie”

Centrodestra al “traino” di Musumeci verso le “primarie”

PALERMO – A quanto pare, partiti e movimenti politici del Centrodestra hanno trovato una intesa comune, almeno in Sicilia, e riguardo alla scelta di un candidato unico a presidente della Regione, nelle prossime elezioni autunnali, tramite le “Primarie”. Finalmente Forza Italia con Gianfranco Miccichè e Marco Falcone, Diventerà bellissima con Raffaele Stancanelli e Giusi Savarino, Cantiere popolare con Saverio Romano e Totò Cordaro, UDC con Ester Bonafede, Noi con Salvini con Alessandro Pagano e Movimento nazionale siciliano con Rino Piscitello, escluso Fratelli d’Italia per una riserva avanzata sulla vicenda del candidato a sindaco di Palermo, hanno trovato un accordo sulla proposta avanzata alcuni giorni fa da Nello Musumeci nel dare ai cittadini simpatizzanti la opportunità di scelta di un candidato comune.

È una novità per il centro destra, chiedere il parere al popolo, e questa volta addirittura in Sicilia, sulla scelta di una unica candidatura a Palazzo D’Orleans, mentre la sinistra si rifiuta di perseguire un intento del genere, già ben collaudato in passato, anche con la scelta di Matteo Renzi a segretario del PD. Ma oggi parliamo del Centrodestra.

Non è affatto il caso di meravigliarci perché in politica può succedere di tutto, ma “le Primarie”, oggi con il partito del “non voto” che incombe e condiziona di molto le previsioni su cui fare affidamento e gli stessi sondaggi, sono di sicuro un passo avanti per poter far riavvicinare la gente ai seggi elettorali. E propria la storia delle Dottrine politiche ci insegna che la partecipazione sociale rende più robusta la politica di governo della cosa pubblica; in termini più chiari il cittadino deve autogovernarsi per essere governato bene.

E sarebbe proprio il caso che ogni candidato alle primarie presentasse anche un proprio mini programma per consentire agli elettori una scelta oculata. Nello Musumeci non si è tirato indietro nell’esprimere la volontà della propria candidatura ed anche di presentare proprie idee e programmi per una gestione equilibrata e innovativa nella conduzione del massimo organo istituzionale della Regione siciliana; e come lui, dovrebbero farlo tutti i candidati alle cosiddette “Primarie”.

Chiaramente, oggi, la Politica, quella con la “P” maiuscola, per essere condivisa dalla gente ha bisogno di esprimere potenzialità di interesse verso i cittadini e verso il sociale, quindi necessita di esprimere il famoso feedback, quella reazione di ritorno pronta ad accattivare l’avvicinamento e non l’allontanamento come si è perpetrato negli ultimi anni e che ha portato il 40 % degli elettori al non voto.

Altra qualità dei candidati, che dovrà essere garantita al pubblico, riguarda il possesso di un adamantino casellario giudiziario; non per niente c’è un motivo serio, quando viene pronunziato il termine “candidato”, perché facendo un rapido flashback la toga degli antichi senatori romani era un unico pezzo di lana semicircolare, molto ampio, che si indossava sopra la tunica. Per l’occasione, il bianco sporco della lana veniva trattato con agenti sbiancanti fino a portarlo ad una tonalità il più splendente possibile, il bianco come segno di purezza, di candore. La toga candida era quindi il segno distintivo del candidato.

E, considerato il panorama politico odierno, infestato di scandali, ladrocini e collusioni mafiose , il termine candidato appare obsoleto e dovrebbe essere tradotto in “policromato”. Ai lettori l’ardua sentenza!

Giuseppe Firrincieli

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