Catania, il ventennale della morte dell’avvocato Serafino Famà. Il ministro Orlando al ricordo del penalista

Catania, il ventennale della morte dell’avvocato Serafino Famà. Il ministro Orlando al ricordo del penalista

CATANIA – Sono passati 20 anni da quel terribile 9 novembre per la città di Catania. L’avvocato Serafino Famà, integerrimo professionista, venne ucciso perché sconsigliò a una sua cliente di testimoniare a favore di un boss, Giuseppe Di Giacomo, per consentirgli di essere scagionato.

Venne considerato un affronto e il penalista pagò con la vita la sua condotta professionale lasciando, a 57 anni, due figli piccoli.

Oggi nella città etnea saranno diversi i momenti dedicati al ricordo dell’avvocato Famà e volti a sviluppare un dibattito sui temi della giustizia e dell’azione penale in una terra difficile come la Sicilia.

Alle 9 è stata celebrata una messa, nella chieda Cuore Immacolato, da don Luigi Ciotti mentre a partire dalle 10,30 al teatro Bellini è andato in scena un dibattito con la partecipazione del ministro della Giustizia Andrea Orlando.

“Ho aderito volentieri a questo invito – ha spiegato in un’intervista a La Sicilia il ministro – mi pare un’occasione anche per ricordare il fatto che l’avvocatura, per la sua funzione, ha un ruolo essenziale nella tutela dei diritti, e quindi nel contrasto di soggetti che pongono in discussione l’affermazione dello stato di diritto, a partire dalla mafia”.

Sull’omicidio Famà il ministro ha evidenziato che “nella lotta alla mafia sono caduti anche uomini del diritto come Famà. L’avvocato è il presidio dello stato di diritto: questa vicenda ha un valore emblematico. dobbiamo ricordare tutti gli avvocati che con impegno e passione civile fanno vivere il sistema di diritti a base della costituzione”.

“Questi incontri che stiamo facendo nei territori sono occasioni di scambio di informazioni – ha aggiunto – ma anche un momento per affrontare alcuni problemi”.

Presente anche la figlia dell’avvocato Famà, Flavia: “Catania ricorda l’uomo e non solo l’avvocato. L’auspicio è che il ricordo non sia solo nel ventennale ma anche nel quotidiano con i cittadini che possano agire con onestà e coraggio”

“Catania la vedo con alti e bassiha spiegato Flavia Famà – c’erano zone al buio un tempo ma ho visto anche momenti alti in cui associazioni come AddioPizzo hanno abbellito il carcere di piazza Lanza. Amo questa terra anche se vivo fuori e vorrei che ci fosse quello scatto di coscienza e di ribellarsi a tutte le illegalità”.

“A Palermo vengono fatte più denunce – ha aggiunto la figlia del penalista – mentre a Catania a volte si lascia correre e sembra più assopita”.

Il ministro Orlando si è soffermato inoltre sui temi dell’edilizia concernenti le strutture giudiziarie: a Catania si attende da anni la Cittadella ma al momento c’è una vera e propria emergenza: “Per questa città ci sono delle soluzioni importanti in campo, le stiamo valutando dal punto di vista tecnico”.

Poi Orlando, sollecitato sul caso Saguto, ha detto: “E’ presto per tirare delle conclusioni. Il lavoro degli ispettori deve ancora concludersi e la vicenda deve svilupparsi dal punto di vista penale. Io non sono stato duro: ho ritenuto che nel momento in cui c’era un’ombra così forte in un settore così importante come quello del contrasto patrimoniale alla mafia, fosse nostro dovere, anche a titolo cautelare, intervenire”.

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