Catania, cavalleria rusticana tra Milazzo e i consiglieri comunali sullo Stabile

Catania, cavalleria rusticana tra Milazzo e i consiglieri comunali sullo Stabile

CATANIA – Il teatro Stabile, i consiglieri comunali e il presidente Nino Milazzo. Sono questi i protagonisti di uno scontro da cavalleria rusticana che viaggia a mezzo stampa sui conti dell’ente e sulle assunzioni effettuate.

Un ente che si è visto tagliare drasticamente i fondi non essendo stato inserito nella lista del Ministero dei Beni Culturali e ciò comporterà una forte contrazione del Fus (il fondo unico per lo spettacolo).

Sulla scorta di quanto dichiarato dai sindacalisti delle sigle Ugl, Snalv, Confsal ai consiglieri della commissione Cultura – composta da Salvatore Giuffrida, Carmelo Nicotra, Niccolò Notarbatolo e Tuccio Tringale – è stata posta all’amministrazione un’interrogazione per richiedere chiarimenti sulla gestione del teatro.

In particolare – evidenziano i consiglieri – sarebbero state effettuate “tre assunzioni nonostante i ritardi nei pagamenti dei lavoratori” e sarebbero discutibili sul piano dell’opportunità perché viziate da un conflitto d’interesse.

Inoltre allo Stabile sarebbero arrivati decreti ingiuntivi per svariate migliaia di euro per debiti non onorati e vi sarebbero stati dei rimborsi per l’acquisto di benzina per “veicoli non dell’ente” per fini non istituzionali e “avanzamenti di carriera illegittimi”.

Ergo i consiglieri hanno ricordato che già in passato il teatro alla commissione bilancio aveva fornito una documentazione incompleta delle proprie finanze. Sui componenti del civico consesso si è “abbattuta” una lunga e articola nota del presidente dello Stabile Nino Milazzo che ha smentito le assunzioni a tempo indeterminato perché vietate dall’assessorato ai Beni Culturali con una nota del 2010.

Milazzo esprime un giudizio severo sui componenti della commissione cultura colpevoli di non aver “accertato la fondatezza” della versione dei sindacalisti che mette “il teatro nella sinistra luce di un ente che viola la legge e che non esita a praticare metodi di autentica impostura”.

Il giornalista inoltre definisce i consiglieri “un plotoncino” e comunica di disertare l’incontro con la stessa commissione e chiede pubbliche scuse. Ammette, nella sua nota, “una situazione debitoria del teatro” adducendola ai tagli regionali e parla di “meschinità” riguardo ai presunti rimborsi benzina.

Non meno dura è la risposta dei consiglieri Notarbartolo, Nicotra, Tringale, Giuffrida e Parisi che ribadiscono la richiesta di chiarezza e affermano che “non è il momento per comportamenti evasivi e per risposte altezzose” e chiedono “un percorso di trasparenza”.

I consiglieri chiedono un elenco dei lavoratori assunti a tempo determinato e dei collaboratori e i bilanci per “conoscere la reale situazione debitoria e i pericoli a cui è soggetto il patrimonio dell’ente”.

Nella missiva si citano anche diversi numeri. Lo Stabile sopporterebbe costi per quasi 6 milioni di euro e produrrebbe incassi per soli 319mila euro e il bilancio è stato approvato con un patrimonio netto negativo di meno 1 milione e 300mila euro.

In più si chiede se sia sostenibile un “indebitamento di oltre 8 milioni di euro” e se sia accettabile spendere “2 milioni di euro per servizi”. 

“Ribadendo – concludono i consiglieri rivolti a Milazzo – quelle che lei ha definito meschinità che la annoiano e che non hanno ancora avuto risposta: è vero o no che ci sono stati avanzamenti di carriera o progressioni verticali del personale?”.

 

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