Catania, il provveditore Emilio Grasso: “Scuola sia un punto di riferimento per i ragazzi”

Catania, il provveditore Emilio Grasso: “Scuola sia un punto di riferimento per i ragazzi”

CATANIA –  La dispersione scolastica, il “nodo” Librino, la riforma di Renzi. Di questi temi – e di parecchi altri – abbiamo discusso con il nuovo provveditore di Catania Emilio Grasso, originario di Giarre e laureato in giurisprudenza, che già in precedenza aveva curato la parte amministrativa del provveditorato in qualità di funzionario dell’ufficio territoriale etneo.

– Provveditore come sta la scuola a Catania e provincia? 

Mi sono insediato da poco e mi sto rendendo conto di una realtà che conoscevo da funzionario di questo ufficio territoriale. Si soffre delle difficoltà legate alla situazione generale del paese dove è spesso difficile assicurare i servizi essenziali. Ultimamente, dal punto di vista dell’attenzione delle forze politiche, la scuola è posta in primo piano. Ci sono delle realtà dove intervenire con maggiore attenzione. Noi cerchiamo di supportare tutti gli istituti spingendoli verso l’autonomia per fare in modo che ci sia una maggiore progettualità”.

– L’evasione scolastica è una piaga sociale. A Catania le percentuali sono ancora alte in alcuni quartieri e il provveditorato ha istituito un monitoraggio e un osservatorio ad hoc. Come si può intervenire?

“La dispersione scolastica – con l’aiuto della dottoressa D’Orsi – è un tema su cui c’è molta attenzione. Negli ultimi anni c’è stato un calo con un’attività che si fa anche con docenti distaccati che operano nelle scuole. È importante creare reti di scuole per contrastare il fenomeno e affermare la presenza delle istituzioni. Dobbiamo cercare di intervenire con un’offerta formativa adeguata facendo divenire la scuola un punto di riferimento e non solo un obbligo per i ragazzi. Non devono percepire l’istruzione come un obbligo o una perdita di tempo. La scuola deve piacere e deve diventare un luogo per costruire futuro”.

– Apriranno degli istituti superiori a Librino. Cosa ne pensa?

“Sicuramente avere la scuola vicino al luogo dove si vive è positiva. Bisogna vedere se l’offerta formativa è rispondente alle esigenze. È una scommessa e come tale speriamo di vincerla: si dovranno vedere i numeri delle iscrizioni degli alunni. Da li si vedrà se si potrà combattere la dispersione. È una sfida e ora non possiamo dire se è una scelta positiva o meno. Il tentativo di dare una scuola secondaria superiore a Librino è sicuramente un fatto positivo”.

– La “buona scuola” proposta dal governo Renzi che riforma è? Da parte degli stessi docenti vi sono state diverse proteste…

“È una sfida così come Librino. Ancora non sapremo come andrà ma le intenzioni sono positive per far sì che ci sia una buona scuola. Rispetto al passato si sta focalizzando l’attenzione sull’istruzione. Se poi le modalità contestate sono giuste lo sapremo col tempo ma spero si vada nella direzione giusta”.

– Come stanno, strutturalmente, gli istituti scolastici. Spesso i dirigenti faticano a trovare i fondi per le manutenzioni considerando che siamo in una terra ad alto rischio sismico…

“È un punto dolens della scuola ma devo dire che si stanno facendo molti sforzi per far sì che gli edifici siano sicuri. È stato varato un piano del governo sia con la piccola manutenzione e sia con manutenzione di tipo strutturale. La situazione non è rosea ma neppure drammatica. Dobbiamo capire che interventi si devono fare occorre sinergia con gli enti locali”.

– Ha influito il prolungato commissariamento delle province da parte del governo regionale?

“Il fatto di non avere un riferimento stabile ovviamente comporta difficoltà di comunicazione come in tutte le strutture. Il problema poi non è tanto l’interlocutore ma le risorse necessarie. Commissario o meno servono le risorse e senza di quelle non si hanno risultati ottimali”.

– Recentemente il consigliere comunale Sebastiano Anastasi ha proposto di utilizzare le palestre degli edifici scolastici come “palestre sociali” con canone agevolato. Cosa ne pensa?

“Fare questo tipo di convenzioni e di attività tra la scuola e il privato potrebbe essere un’idea vincente. Dobbiamo stabilire regole e limiti per evitare che queste attività possano essere a vantaggio di alcuni e a danno di altri. Con dei paletti è un’idea che può avere sicuramente ricadute positive”.

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